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Cimitero, burocrazia e proteste: "Il comune chiede soldi per luce votiva della tomba di mio padre tolta senza avvisarmi"

Luca Serafini
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“Hanno tolto dal cimitero la tomba di mio padre ed hanno messo i suoi resti nell’ossario comune senza la correttezza di inviarmi una comunicazione. E ora dal Comune di Monte San Savino mi scrivono pure per chiedere il pagamento della luce votiva che da nove mesi non esiste più”. 
E’ lo sfogo di una donna di Arezzo rimasta molto amareggiata dalle decisioni assunte dal comune savinese tanto da nominare un legale - l’avvocato Lorenza Calvanese - per eventuali azioni civili da intraprendere. 
La signora, che preferisce non rendere pubbliche le generalità, ritiene di essere stata danneggiata da quanto avvenuto nel corso di quest’anno. “Era lo scorso 30 luglio quando io e mio marito ci siamo recati al cimitero di Monte San Savino lungo la strada per Lucignano” racconta “e, sorpresi, abbiamo scoperto che la tomba del mio babbo non c’era più”. 
Nel camposanto erano stati effettuati dei lavori e la sepoltura dell’uomo, inumato nel 1979, era stata tolta. Un ricambio di quelli che avvengono nel tempo per recuperare spazi. Anche se balza avidente come nello stesso terreno giace la mamma del defunto, morta molto prima, rimasta regolarmente al suo posto. Nello stesso cimitero ci sono poi la moglie e un figlio dell’uomo.
Disorientata dalla novità e piena di interrogativi, la donna con il marito ha iniziato ad informarsi. “I resti di mio padre, ho poi appreso, erano stati messi nella fossa comune senza che ne fossi a conoscenza: avrei potuto scegliere diversamente, magari un piccolo ossario da far sistemare nel cimitero. Invece ora non è più possibile”. 
Era successo che nel mese di marzo, il 26 per la precisione, la sepoltura dell’uomo era stata tolta come altre, probabilmente. “Dagli uffici ci hanno spiegato che era stato affisso un cartello che informava della cosa e che tutto è regolare” riprende la signora “ma non si è tenuto affatto conto che con il periodo di pandemia molte cose sono cambiate sia negli spostamenti che nelle stesse visite ai cimiteri, io poi non abito a Monte San Savino e in ogni caso prima di procedere ad uno spostamento tale dei resti, nella fossa comune, credo che fosse opportuno renderlo noto ai congiunti”. 
L’amarezza covata per mesi da luglio in poi è esplosa adesso, in autunno, quando nella cassetta della posta è stato recapitato alla donna, ad Arezzo, l’avviso di pagamento inviato dal Comune savinese per le luci votive. Non solo per le due tombe rimaste intatte ma anche per quella che non c’è più dal 26 marzo. “Non è certo una questione economica sul costo di 45 euro per le tre sepolture, anche se una è stata presente solo per tre mesi nel 2021, ma è una questione di principio: quando c’è da pagare, il Comune ci trova, mentre quando c’è da informarci su cose delicate come la riesumazione di un proprio caro questo non è avvenuto. Beh, tutto ciò lascia molto perplessi”. 
Forse praticare uno stralcio nell’avviso di pagamento sarebbe stato più corretto. Ma qui si entra nel turbine di regole e norme, di burocrazia e di prassi, nel quale talvolta la logica e le questioni affettive finiscono nel tritacarne.