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Arezzo, inchiesta sui morti di Covid nelle Rsa al bivio dopo relazione del medico legale e accertamenti del Nas

Luca Serafini
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E’ ad un bivio l’inchiesta del pm Chiara Pistolesi sui morti nelle Rsa durante la prima ondata della pandemia. Sono una quindicina i casi al centro del fascicolo aperto dalla procura, contro ignoti, con ipotesi di reato l’omicidio colposo plurimo e lesioni. Nei giorni scorsi il medico legale professor Marco Di Paolo ha depositato la relazione conclusiva dopo alcune autopsie effettuate e dopo gli accertamenti svolti sulle cartelle cliniche dei pazienti deceduti che erano stati già sepolti. Il quesito che doveva sciogliere il consulente nominato dalla procura era se le morti fossero diretta conseguenza del Covid o da ricondurre ad altre patologie di cui eventualmente soffrivano gli ospiti. Il noto dilemma: morti di Covid o morti con Covid?

Ebbene, nonostante il riserbo che circonda l’attività di indagine, filtra che la risposta del dottor Di Paolo sarebbe affermativa. Quindi, salvo qualche eccezione, è affermato il nesso di causa ed effetto tra il Coronavirus contratto dagli anziani nelle residenze assistite e la loro morte. 

Ovviamente questo non basta per perseguire qualcuno. L’inchiesta deve infatti appurare se ci sono state precise colpe tra chi gestiva le case di riposo: se cioè sono imputabili omissioni, negligenze e imprudenze che esposero colpevolmente gli ospiti delle Rsa al pericoloso contagio quando in quella primavera 2020 ancora non esistevano vaccini.

Più nel dettaglio, la lente è posata sull’utilizzo di dispositivi di protezione personale (mascherine, tute, gel), sulle misure di prevenzione, sugli accorgimenti di vario tipo previsti dai protocolli, sulla idoneità delle strutture. E’ il punto nevralgico dell’inchiesta sul quale i carabinieri del Nas (Nucleo anti sofisticazione) hanno messo a disposizione del magistrato il risultato delle perquisizioni eseguite nelle Rsa. Bocche cucite tra gli inquirenti: il procuratore Roberto Rossi lascia solo intendere che “l’imponente quantità di materiale” raccolto dai Nas è al vaglio e che nessuna determinazione è stata ancora presa. Una fase di studio attenta, minuziosa, capillare. Si avvicina quindi il momento in cui il pm Chiara Pistolesi e il procuratore Roberto Rossi, soppesato tutto, dovrà contestando o meno reati e a chi, oppure opterà per l’archiviazione.

E’ un terreno ancora inesplorato a livello nazionale, dove Arezzo potrebbe svolgere un ruolo pilota. Non sarà facile, è presumibile, attribuire la responsabilità delle morti per Covid ai gestori delle Rsa, a meno di clamorose e palesi inadempienze. 
In quel periodo la pandemia travolse tutto e tutti cogliendo impreparate anche le strutture sanitarie dove nella fase iniziale il virus riuscì a penetrare e a diffondersi con esiti spesso tragici. Una strage: circa trenta morti. Viene anche ipotizzato, nel fascicolo, la violazione alle norme per la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro:[/TESTO]: molti furono gli operatori sanitari contagiati.
Il dolore di chi perse i propri cari, contagiati proprio nel luogo dove li ritenevano al sicuro, è una domanda che doverosamente attende risposte chiare.

In quei tragici mesi fu impressionante la catena di decessi nelle case di riposo della provincia di Arezzo. Il prezzo maggiore lo pagarono le strutture di Bucine e di Montevarchi. Altri casi alla San Carlo Borromeo di Pratovecchio Stia sono stati attenzionati. Come detto non ci sono persone indagate. Le Rsa in quella stagione nera si rivelarono vulnerabili di fronte ad una situazione mai riscontrata prima, con dubbi sull'adeguatezza delle misure di prevenzione anti contagio. Furono gli esposti dei familiari, di associazioni e anche del sindaco di Montevarchi a determinare, a maggio, l'avvio di mirate attività investigative sviluppate con acquisizione di documenti, sopralluoghi e accertamenti di medicina legale. Tre le autopsie eseguite. Ora le prime certezze nella relazione consegnata ai pm dal dottor Marco Di Paolo della Medicina legale di Pisa.