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Arezzo, l'artista accusato di diffamazione verso mamma di Denise: "Mi riferivo alla scarsa sensibilità dei media"

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“Non erano parole di critica su una tragica vicenda, ma rivolte alla scarsa sensibilità mostrata dai media”.

L’artista aretino Alessandro Gori, difeso dall’avvocato Niki Rappuoli, ieri in aula ha spiegato davanti al giudice Isa Salerno la motivazione dei riferimenti su una locandina, poi rilanciata su facebook, alla vicenda di Denise Pipitone. Parole, o meglio associazioni di parole, che avevano colpito la signora Piera Maggio, che aveva ritenuto le frasi offensive verso il suo dolore e a seguito di quel post si era rivolta a un avvocato e dato una svolta legale alla vicenda. Per Gori accusato di diffamazione, ieri la possibilità di dare direttamente al giudice la sua versione dei fatti. 

E’ apparso sereno anche se dispiaciuto; non ha negato di aver scritto quella locandina, ma ha tentato di spiegare come in realtà fosse una sorta di blob in cui le parole erano mescolate in un elenco caotico. In realtà, con una tecnica che intende creare una sorta di flash su chi legge o guarda, cercava di spiegare altro. 

Ovvero fare satira di costume e soprattutto della spettacolarizzazione del dolore, che viene attraverso alcuni talk show, servito nelle tavole delle case italiane. Per questo dopo di lui sono sfilati un perito e alcuni testimoni della difesa: esperti di letteratura, di spettacolo, prof, scrittori per presentare quello che avevano visto nello spettacolo che la locandina di Gori pubblicizzava, ovvero nessun riferimento alla vicenda di Denise.

Hanno in sostanza spiegato la cifra tecnica dell’autore. “Ha accettato di aprire gli occhi sulla finta empatia dei programmi televisivi - ha riferito il legale di Gori - e la sua voleva essere una critica feroce sì ma nei confronti del sistema dei mass media”.
Insomma, tutto sarebbe stato un colpo scenico e non ci sarebbe stata alcuna volontà di offendere la piccola scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo e la madre Piera Maggio.

L’udienza di ieri mattina è durata a lungo, circa cinque ore. Adesso il processo volge verso le battute finali. Il 16 dicembre alle 12,30 la discussione e quini la sentenza.

G.B.