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Arezzo, cassiere della sala slot intasca 30 mila euro delle vincite: scoperto, ora deve restituire i soldi

Luca Serafini
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Il cassiere della sala slot aveva studiato un abile stratagemma per intascarsi i soldi delle vincite. Per un po’ è andata bene ma alla fine è stato scoperto, così ha patteggiato la pena e ora deve restituire all’azienda il maltolto: circa 30 mila euro. La sentenza è dei giorni scorsi.

Il giudice del lavoro Giorgio Rispoli ha accolto il ricorso della società danneggiata volto a recuperare le somme perse. L’illecito profitto del dipendente fedifrago risale al 2018, a Pieve al Toppo, dove A.C., cinquantenne, era addetto alla cassa. L’imbroglio avveniva manovrando le somme di denaro assegnate di volta in volta dall’amministratore al cassiere (di solito 5 mila euro) per pagare le vincite realizzate dai clienti. Le operazioni del dipendente, tracciabili grazie al suo codice personale identificativo nella piattaforma dei giochi, sono state ricostruire nel dettaglio.

La normale procedura di pagamento prevede da parte dei clienti la presentazione dei ticket al cassiere, quindi il versamento del controvalore in denaro e alcuni passaggi su terminale per rendicontare quanto avvenuto, oltre ad annullare il ticket per evitare pagamenti doppi per la stessa vincita. Operazioni di routine che venivano effettuate dal cassiere nella stanza della contabilità, diversa da quella dove si trovano i terminali. Alla fine del turno, poi, la documentazione resta a disposizione della società per le opportune verifiche periodiche. In questo sistema, il dipendente aveva individuato dei margini per l’azione furtiva.

Dalle indagini è infatti emerso che in alcuni casi il cassiere si è fatto consegnare due assegnazioni da 5 mila euro dall’amministratore, presentando, per ottenere la seconda, la copia del ticket della prima senza digitarla nel terminale. Un giorno le assegnazioni al cassiere furono molteplici e quella data non a caso segnò la fine del rapporto di lavoro del dipendente: prima scomparve nel nulla e poi si dimise.

In altri casi lo stesso cassiere avrebbe intascato soldi utilizzando ticket emessi dalle macchinette già rimborsati ai clienti ed anche in questo modo si appropriava indebitamente di somme a lui assegnate come cassa. Recuperava vecchi ticket dagli scatoloni del magazzino e li alterava apponendo la sua firma così da renderli credibili. La data di emissione risultava non leggibile con alterazioni ad hoc. 

Per ogni tipo di piattaforma usata (Nuova Line, Spielo e Inspired) aveva una tattica mirata. La complessità dei meccanismi lo ha agevolato. Dalla ricostruzione dei passaggi è perfino emerso che in occasione di certe vincite alle slot lui al lavoro non c’era affatto. Riuscì a mettere al suo personale incasso anche ticket generate da sé. Un totale di 24.700 euro. A questo si deve aggiungere che per le difficoltà finanziare nelle quali si trovava, il dipendente chiese e ottenne dal titolare vari anticipi e prestiti, solo parzialmente restituiti.

La società danneggiata presentò querela e l’ex dipendente accusato di appropriazione indebita ha definito la vicenda processuale con il patteggiamento: sei mesi di reclusione e 400 euro di multa. Ora l’atto conclusivo con la sentenza del giudice del lavoro Risoli che accoglie il ricorso della società, rappresentata dall’avvocato Paolo Vannelli. Il cinquantenne, contumace, è stato condannato a ripagare la ditta per i soldi sottratti, con interessi e spese legali.