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Arezzo, le storie della strage di San Severo. Luigia: "Mio padre fucilato il giorno in cui nacqui"

Alessandro Bindi
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Orfana alla nascita per colpa della furia assassina dei tedeschi. I recenti ritrovamenti delle pallottole mortali sparate a San Severo dai tedeschi continuano a far affiorare ricordi e testimonianze. Commovente quella di Luigia Papaveri venuta alla luce la mattina del 14 luglio 1944 nel giorno della strage durante la quale fu ucciso il padre Gino.

La giornata di gioia per la famiglia Papaveri si è trasformata in poche ore in tragedia. Lacrime e disperazione per la giovane madre Gina Rosadi rimasta vedova con tre figlie di cui una neonata, in fasce. “Sono nata la mattina del 14 luglio 1944 poco dopo le 4” racconta Luigina Papaveri oggi 77enne. “Mio padre era tornato da fare il militare proprio perché mia madre avrebbe dovuto partorire. Quella mattina era euforico per la mia nascita. Per festeggiare aveva promesso a mia madre di cucinare la lepre ed uscì proprio per cacciarla nei campi di San Severo.

 

 

 

Durante la battuta vide i tedeschi che si aggiravano nelle vicinanze di San Severo e quindi tornò a casa per rassicurarsi che io, mia madre e le mie sorelle, fossimo al sicuro”. Di lì a poco sarà ucciso dalla furia assassina dei tedeschi che con freddezza non esitarono a sparare su diciassette civili indifesi. I ricordi di quelle ore di dolore e lacrime sono ben impressi nella mente di Luigia che li ha vissuti nei racconti dei familiari. “Mia madre ha sempre raccontato della disperazione di quegli attimi interminabili durante i quali aspettava che mio padre rientrasse a casa”. Un'attesa vana dopo che le urla e le grida avvolsero San Severo. “Raccontava di essere riuscita ad alzarsi da letto e di aver visto gli uomini del paese allontanarsi sotto le minacce dei tedeschi armati. Indimenticabili nei suoi ricordi le urla di disperazione delle donne di San Severo e le raffiche dei mitra. Dal dolore cadde a terra”.

 

 

 

A quegli attimi di devastazione seguirono quelli luttuosi con il seppellimento del marito nella fossa comune prima e la riesumazione poi per dare alle vittime una giusta e dignitosa sepoltura. Da quel momento non mancarono neppure le difficoltà, comprese quelle economiche di una vedova rimasta sola giovanissima con tre bambine. “Eravamo tre sorelle: io appena nata, Lucia di due anni e la più grande, Primetta. Mia madre fu convinta, per necessità, a separarci dando in adozione mia sorella Lucia a una coppia di Firenze. Primetta fu mandata in un orfanotrofio per vittime di guerra mentre io rimasi a casa”. È un'esistenza segnata dalla barbarie umana di chi ha imbracciato un fucile sparando contro civili inermi, sconvolgendo vite e affetti. “Ho sempre pensato come sarebbe stata la mia vita senza questa vicenda efferata. Non ho mai conosciuto mio padre per colpa dei tedeschi. Di lui ho il ricordo per come me lo ha sempre descritto mia madre: 'un uomo bellissimo'. Le fasi di quello che accadde in quelle ore tragiche le ho imparate a memoria perchè mia mamma mi raccontava frequentemente cosa era accaduto. Pur non avendo vissuto in prima persona quei terribili fatti di sangue e di disperazione, essendo ancora troppo piccola per capire cosa fosse accaduto, la mia vita è stata segnata dall’eccidio. Nonostante tutto, dopo tanto dispiacere, mi ritengo fortunata perchè in famiglia ci siamo sempre voluti bene. Ho sempre avuto vicino persone che mi hanno cresciuta con amore e mi hanno voluto bene tra cui il mio secondo padre: Luigi Bulangeri, anch’egli provato dal dolore di quella tragedia avendo pianto il padre, Balilla Bulangeri, ucciso dai tedeschi nell’atroce fucilazione di San Severo. 
Per il resto, con il passare degli anni, ho avuto una vita normale. Mi sono sposata e ho lavorato alla UnoAerre". Storie di famiglie, quelle della piccola comunità di San Severo, i cui destini si intrecciano intorno alla triste giornata di sangue. Adesso, il ritrovamento dei bossoli e delle ogive compiuto dal gruppo di 'Quelli della Karin', che con i metaldetector hanno cercato tracce e reperti dell'eccidio, ha inevitabilmente toccato il cuore dei familiari delle vittime facendo riaffiorare i tristi ricordi, sopiti ma mai dimenticati. "La strage del 14 luglio 1944 fa parte della storia della mia famiglia”. Una data che racchiude, in poche ore, la gioia della vita e il dolore della morte disumana. “Appena nata, sono diventata orfana dopo poche ore” chiosa la signora Luigia.