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Arezzo, morte di Martina Rossi: i condannati attendono sì per alternativa al carcere. Processo agli amici accusati di falso

Luca Serafini
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Fine anno di attesa per Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, condannati in via definitiva a tre anni di reclusione per il tentato stupro di Martina Rossi, morta nella caduta dal balcone dell’hotel a Palma di Maiorca il 3 agosto 2011. I due giovani hanno chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali come misura alternativa al carcere. A decidere sarà il tribunale di sorveglianza di Firenze che deve ancora fissare una udienza e valutare se esistono i presupposti. 

Intanto in calendario per il 9 dicembre c’è il processo di Genova che vede imputati gli altri due giovani che erano partiti da Castiglion Fibocchi per la vacanza alle Baleari: Enrico D’Antonio e Federico Basetti. Sono accusati di false informazioni al pubblico ministero.

La conclusione del processo principale a carico di Luca e Alessandro non gioca certo a favore di Enrico e Federico il cui processo era rimasto congelato in attesa della definizione di quello madre. La Suprema Corte ha fissato nelle motivazioni la verità processuale sulla tragica fine della studentessa ventenne: precipitò dalla camera 609 dell’albergo per sfuggire al tentativo di violenza sessuale da parte dei due ragazzi. Enrico e Federico in quel drammatici frangenti erano giù nella camera delle amiche di Martina, che testimonieranno nel processo, e non avrebbero agevolato le indagini volte ad accertare la verità. Quando furono sentiti dal pm Biagio Mazzeo di Genova, che aveva riaperto il caso archiviato in Spagna, avrebbero dato risposte fasulle e reticenti per agevolare Luca e Alessandro. Pesante il passaggio delle motivazioni degli ermellini in cui si dice che i duecondannati si adoperarono per “inquinare il quadro probatorio, concordando con gli altri due occupanti della stanza 609 una versione di comodo”.

Anche il processo minore su Genova vede i genitori di Martina parte civile. Udienze il 13 e 20 gennaio, sentenza il 10 febbraio. Prescrizione nella seconda metà del 2023. I difensori dei due imputati sono gli avvocati Alessandro Serafini e Massimo Scaioli.
Tornando a Vanneschi e Albertoni, devono scontare la pena di 3 anni. Non sono stati arrestati per effetto delle richieste di misura alternativa.

In questi casi i giudici preposti valutano se i richiedenti hanno mostrato, dal momento dei fatti in poi, un comportamento di resipisceza, cioè di rivalutazione critica della vicenda e delle proprie condotte, e si tiene anche conto dell’aspetto risarcitorio verso le parti offese. I due giovani, uno artigiano dell’edilizia (Vanneschi) e l’altro che brilla nello sport con la moto (Albertoni) sono assistiti dagli avvocati Stefano Buricchi e Tiberio Baroni. Si sono proclamati innocenti fino all’ultimo. Non è escluso da parte delle difese il ricorso alla Corte europea e l’istanza di revisione del processo in Italia. Dichiarazioni di intenti da concretizzare con elementi concreti. 

Non si conosce al momento che tipo di attività socialmente utile i legali abbiano indicato per i rispettivi assistiti. Di solito si tratta di un impegno fattivo nel mondo della solidarietà, del sociale, delle associazioni. Quanto al risarcimento ai familiari, proprio in questa fase i legali dei genitori di Martina Rossi - gli avvocati Stefano Savi e Luca Fanfani - danno corso alla messa in mora. Una missiva nella quale si quantifica il danno, fase che prelude alla causa civile per la definizione della somma.