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L'infettivologo Caremani: "Vaccino, ho convinto tanti che avevano paura. Ora le mamme". Pubblica libro sui virus in trincea

Luca Serafini
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“Ogni mese riesco a far riflettere almeno una decina di pazienti sull’utilità e sulla validità della campagna vaccinale anti Covid. Molti, poi, mi telefonano per ringraziarmi. Ora ho iniziato a parlare con le mamme e spiego loro che il vaccino è utilissimo per i loro figli e presenta meno rischi rispetto ad una terapia con antibiotici”. L’infettivologo Marcello Caremani riesce a coniugare competenza e divulgazione. Medico carismatico, pensionato da qualche anno, è sempre in prima linea per la salute. Ed è anche scrittore. Il suo nuovo libro “Vivere e morire in trincea” affronta in chiave storica e scientifica il propagarsi dei virus nella Grande guerra e il contrasto alle pandemie. Analisi del passato con riflessioni preziose per il presente e il futuro.

“I no vax? Ne avevo tre come pazienti e non li ho più visti. Piuttosto è sulle persone timorose e non informate a sufficienza che bisogna agire. E quando si forniscono spiegazioni scientifiche e ragionevoli i risultati si ottengono: decine di persone che ho incontrato si sono ricredute e hanno alla fine deciso di coprirsi con il vaccino. Adesso l’obiettivo lo sposto sulle mamme per renderle consapevoli affinché prendano la miglior decisione”. Il dottor Marcello Caremani anche ieri, giorno dell’Immacolata, ha visitato un suo paziente che segue da cinquant’anni. Cura pazienti storici e nuovi. Ma rispetto ai tempi dell’ospedale ha modo di coltivare l’approfondimento della storia della medicina.

 

 

 

“In questo periodo di pandemia ho scritto, col prezioso aiuto di mio figlio Francesco, il libro intitolato ‘Vivere e morire in trincea per fare luce su un aspetto solitamente trascurato: i milioni di morti della Prima guerra mondiale vengono ricordati come eroi ma solo coloro che hanno sofferto in battaglia, invece altrettante sofferenze sono state patite da milioni di giovani soldati che hanno contratto malattie, alcune ben conosciute, altre mai viste, che resero difficile il lavoro del personale sanitario”.

Un viaggio nella grande storia e a indagare sulle crude condizioni di vita dei soldati: assenza di igiene personale, il pullulare di parassiti e topi, la possibilità del morbo di dilagare tra la gente ammassata nelle trincee falciando così centinaia di soldati. Nel libro di Caremani si parla del tifo petecchiale, per esempio: nella Prima guerra mondiale nella sola Russia si ebbero 30 milioni di casi con 3 milioni di morti ma gravi epidemie furono riscontrate nell’esercito serbo, in Austria e in Germania. E poi il colera. Ma, caratteristiche della grande guerra, furono il piede da trincea e lo Shell Shock. La prima è una malattia che colpisce prevalentemente le estremità inferiori a causa di freddo, umidità, fango e scarsa igiene. Frequenti furono le amputazioni.

 

 

 

Lo Shell Shock o ‘scemo di guerra’ rappresentò la nascita di una nuova patologia bellica: il fuoco di artiglieria, mai visto prima, spesso sconvolgeva la mente dei giovani soldati, trattati dai loro comandanti non come malati ma come codardi. Caremani ripercorre i progressi della medicina in quei difficili tempi: la prima medicazione antibatterica, la «soluzione di Carrel-Dakin», potente preparato antisettico a base di acido ipocloroso, cioè l’ipoclorito di sodio. E la tintura di iodio, inventata nel 1908 dal medico istriano Antonio Grossich e utilizzata per la prima volta dall’esercito italiano nella campagna di Libia.
Il saggio di Marcello Caremani è edito da Arancia Publishing (marchio di Bradipolibri) ed è già disponibile su Amazon, presto sarà nelle librerie aretine.

L’ex direttore dell’Unità Operativa di Malattie infettive e del Dipartimento di Medicina specialistica dell’Ospedale San Donato, poi assessore comunale alle politiche sociali e sanitarie, in precedenza ha pubblicato “Un consulto clinico 2000 anni dopo. Patologie e cause della morte di Alessandro Magno”. Parla di storia della medicina nei media e tra gli studenti, convinto che da essa di traggano insegnamenti preziosi. 

L’intento del libro è di raccontare e di indagare, sul piano sanitario una delle pagine più tristi del Novecento e, in generale, della storia[/TESTO]”, dice Caremani. “I drammi raccontati, come quelli che da sempre coinvolgono l’umanità sono stati, volenti o nolenti, anche grandi stimoli alla ricerca medico-scientifica e al progresso. E le pandemie del passato, a partire dalla Spagnola, dovrebbero averci insegnato cose che invece spesso vengono trascurate a partire dall’uso delle mascherine”.