Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, robot da cucina sparito al supermercato: per i giudici d'appello la commessa fu licenziata ingiustamente

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Un Bimby in effetti sparì davvero dal supermercato Lidl di Montevarchi. E la cassiera qualche pasticcio nella registrare i resi lo aveva commesso. Ma non c’erano elementi per accusarla di appropriazione e il licenziamento fu un provvedimento sproporzionato. Lo afferma la sentenza della corte d’appello di Firenze, sezione lavoro, presidente Maria Lorena Papait, che ha accolto il reclamo presentato dalla commessa. Lilt dovrà pagare alla donna 20 mensilità come risarcimento oltre ad accollarsi le spese di lite ma il posto di lavoro, risolto nel 2018, è andato in fumo. La sfida tra colosso della grande distribuzione e dipendente ruota su un robot da cucina e su una banconota da 20 euro. Fatti dell’autunno 2017: la lavoratrice, in forza dal lontano 2001, fu sospesa per motivi disciplinari: “violazione delle procedure aziendali, appropriazione di denaro e merce aziendale”. Come addetta alla cassa, un giorno non effettuò in modo corretto le operazioni di reso di alcuni prodotti tra i quali il robot (229 euro) che, secondo il market, nessuno quel giorno aveva riportato indietro. Per compilare i moduli del reso, la donna avrebbe utilizzato codici e chiavi del responsabile (lui consapevole) e si riteneva avesse simulato il reso per intascarsi i soldi del Bimby. In primo grado la donna perse, l’appello invece afferma che sì le operazioni di reso non furono formalmente corrette ma non rappresentano giusta causa per il licenziamento; quanto alla simulazione per appropriarsi denaro “è indimostrata”. Non c’è motivo, per i giudici, di non credere alla donna quando sostiene di aver provveduto, in una pausa di cassa, a ricollocare il prodotto nell’area di vendita delle promozioni. Non le occorreva certo, come sostiene l’azienda, un muletto. Se poi, come risulta, alle 20 di quel giorno, un Bimby mancò all’appello, ebbene, “puo’ essere stato acquistato o sottratto da terzi”. Non grave, poi, l’episodio in cui, un giorno nel fare i conti davanti al capo ufficio, la cassiera si sarebbe messa in tasca una banconota da 20 euro affermando che era sua, salvo poi rimetterla nel cassetto quando il conto non tornava. Il reclamo promosso dall’avvocato Stella Scarnicci è stato accolto. Una bella rivalsa. La condotta della donna era stata ritenuta in primo grado “insidiosa” e improntata a “scaltrezza”, con “abilità nell’aggirare le regole aziendali” e “precostituirsi in modo spregiudicato delle scuse”, si parlava anche di “abituale condotta antisociale in spregio del datore di lavoro”. Nulla di tutto questo, fissano i giudici di appello: “Gravità ridotta ai minimi termini” e non fondante un licenziamento.