Il caso

Arezzo, satira nera sulla mamma di Denise Pipitone: assolto il comico perché il fatto non costituisce reato

Satira nera su Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone: assolto il comico Alessandro Gori, in arte Sgargabonzi. "Il fatto non costituisce reato", ha sentenziato il giudice monocratico di Arezzo, Isa Salerno. L'accusa per l'imputato era diffamazione.

“E' satira, non diffamazione: Alessandro Gori va assolto”. Era terminata così la requisitoria del pubblico ministero Michela Rossi nel processo che vedeva lo scrittore aretino a giudizio per una serie di frasi choc su Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo l'1 settembre 2004. Vicenda dolorosa divenuta caso giudiziario ma anche mediatico, sulla quale Gori anni fa aveva creato uno spettacolo di satira “nera” lanciato sui social con frasi che non passarono inosservate. 

Di diverso avviso rispetto alla linea della procura era la parte civile, secondo la quale Piera Maggio - sentita in una delle udienze del processo - è stata realmente diffamata. 

L'avvocato Niki Rappuoli, difensore dell'imputato, nella sua arringa ha articolato con dovizia di particolari le ragioni secondo le quali le frasi incriminate vanno valutate in un contesto di produzione artistica, satirica, tale da non configurare il reato. Depositata da Rappuoli una densa memoria che analizza la delicata materia toccando il tasto della libertà di espressione.

Era il 2014, nel decennale della scomparsa della piccola Denise, con la mamma Piera impegnata nella sua battaglia per non fermare le ricerche e l'accertamento della verità. Molte le apparizioni nei programmi televisivi. Uno di quei casi che fanno audience pur con il loro carico di dolore. Certo, le frasi tipo: "Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, nuovo volto dello spot Lerdammer", possono suscitare reazioni diverse.

Oppure: “Stasera al supermercato ho visto la signora Piera Maggio, mamma di Denise Pipitone, la bambina scomparsa qualche anno fa. Così sono andato a riempirmi il carrello con un sacco di roba e gliel'ho portato, dicendole: …E non voglio più vedere quel faccino triste. Non mi aspetto un encomio per questo. È una goccia nel mare, certo. Ma gocciolina accanto a gocciolina..". E la locandina dello spettacolo (poi mai andato in scena all'Aurora) annunciava: "Curiosità pruriginose su Denise Pipitone con diapositiva e Simmenthal – Giovanni Falcone: il Renato Rascel dell'antimafia?". Frasi che per il pubblico ministero non sono offensive ma rientrano nell'alveo, appunto, della libertà di espressione.

“La satira dell'artista - spiega l'avvocato Rappuoli - non era rivolta verso questa mamma e tantomeno verso la bambina, maera una critica al sistema mediatico che spettacolarizza questi casi di cronaca e strumentalizza il dolore delle famiglie”. 
Motivazioni, tra l'altro, che l'artista spiegò sul suo blog nel quale si scusava con Piera Maggio - ferita da quelle frasi al punto da sporgere querela - e spiegava che le sue battute erano rivolte al "circo mediatico".

Oggi, 20 dicembre 2021, la sentenza per l'imputato Sgargabonzi, eclettico autore di black humor satirical e di spettacoli di cabaret. Un pronunciamento che era molto atteso e che può orientare anche altre situazioni come questa, sul crinale tra satira e diffamazione.