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Arezzo, ladri entrano nelle celle dei monaci del sacro eremo di Camaldoli

Luca Serafini
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]Il sacro eremo di Camaldoli è stato violato dai ladri. Sì, le celle dei monaci sono state visitate da malviventi senza scrupoli, capaci di penetrare indisturbati in uno dei luoghi in assoluto più mistici che ci siano. E la scorreria è stata messa in atto quando i religiosi erano in chiesa per i Vespri, preghiera serale che scandisce una delle tappe della giornata, di meditazione, lavoro e contemplazione.

Ben diversa l’inclinazione e la disposizione d’animo degli autori del raid nelle celle: una ventina quelle messe a soqquadro dal ladro, o più probabilmente dai ladri. I furti in serie all’eremo risalgono a novembre ma la notizia trapela solo adesso dall’alone di discrezione e riserbo che circonda il fatto, sul quale sono in corso le serrate indagini dei carabinieri.

Non sarà intrigante come la trama di un giallo di ambientazione monastica come Il Nome della Rosa, ma quanto avvenuto a Camaldoli lascia sconcertati per il bersaglio scelto da chi ha deciso di mettere le mani sugli averi di questi uomini con il saio bianco che hanno dedicato la loro vita a Dio e alla regola benedettina. Ubicato dal 1025 in luogo ritirato, in mezzo al bosco scelto da Romualdo, con le caratteristiche celle racchiuse nell’anello di mura, l’eremo è diventato obiettivo dei malintenzionati che hanno agito col favore dell’oscurità serale. Potrebbero essere entrati scavalcando le mura o confondendosi in qualche modo con le persone autorizzate. Fatto sta che quando, terminata la preghiera comunitaria in chiesa, i frati hanno fatto rientro nelle rispettive celle hanno scoperto uno dopo l’altro di aver subito il furto.

La refurtiva non risulta che raggiunga cifre trascendentali, si parla di duemila euro in contanti ma mancherebbero all’appello oggetti ed effetti personali portati via dai ladri. A seguito del raid è scattata la denuncia ai carabinieri da parte dei responsabili della comunità monastica camaldolese. Le indagini in questi casi sono sempre ostiche: difficile risalire a predatori abili, scaltri, in grado di agire rapidamente e senza lasciare tracce evidenti.

Tuttavia la speranza è l’ultima a morire, a maggior ragione in un ambiente di fede. L’incursione nel cuore del sacro eremo suona come un affronto fastidioso e gli inquirenti faranno di tutto per trovare il bandolo della matassa e risalire a chi ha osato violare e profanare le celle dei monaci. Può bastare un indizio, un colpo di fortuna, una intuizione alla Guglielmo da Baskerville, il frate investigatore creato da Umberto Eco nel romanzo. Il diavolo, si sa, fa le pentole ma spesso non i coperchi.