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Calcio, truffa ai danni dell'Arezzo con false fideiussioni: cinque indagati. I soldi finivano all'Est

Luca Serafini
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Fabbricavano abilmente false fideiussioni e sono riusciti a ingannare i dirigenti dell’Arezzo. Cinque persone ora sono indagate per truffa dalla procura aretina nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Digos e ancora in corso.

Sì, il club amaranto è tra le vittime di quello che secondo gli inquirenti ha i connotati di un grande imbroglio, con danni economici rilevanti per i soggetti raggirati. Per l’Arezzo calcio - parliamo della attuale società subentrata alla gestione La Cava - si parla di garanzie per un valore di 900 mila euro che poggiavano sul nulla. Con un danno diretto per il club di circa 190 mila euro. E’ stata proprio la società sportiva amaranto, fiutato l’inghippo, a dare il via agli accertamenti della procura della repubblica di Arezzo, presentando una denuncia.

Nel corso di questi mesi è stato intenso e fruttuoso il lavoro di indagine svolto dalla Digos della Questura. Oltre all’Arezzo, tra le diverse società colpite con il sistema delle fideiussioni fasulle, c’è anche il Livorno. I cinque indagati non sono aretini e tra di loro c’è anche un avvocato che stando a quanto emerso veicolava ad un italiano che vive in Bulgaria le somme di denaro ritenute dagli inquirenti i proventi illeciti dell’attività delittuosa.

E cioè soldi spillati alle società sportive e alle aziende: quelle somme, cioè, versate dai clienti al fideiussore come percentuale di pagamento prevista per l’attività svolta. Il problema è che le documentazioni preparate erano completamente sganciate dalla realtà: false. Confezionate ad hoc senza aggancio concreto con gli istituti bancari. Sull’inchiesta fideiussioni filtrano solo indiscrezioni ma attendibili e da quello che siamo riusciti a ricostruire i fatti sarebbero andati così. La società proprietaria dell’Arezzo (i romani della Mag Servizi Energia) nella fase di impostazione del campionato di calcio 2020 - 2021 (poi terminato con la retrocessione in D) si sarebbe affidata, come avviene in questi casi, ad un broker affinché realizzasse il negozio giuridico per coprire gli impegni economici della società sportiva. Ma quella che appariva una operazione ordinaria si è rivelata un tranello. La SS Arezzo, sentita puzza di bruciato, si è rivolta alla magistratura e il sostituto procuratore Angela Masiello ha preso le redini dell’inchiesta. Sono così emerse altre attività analoghe riconducibili ai cinque, in Italia e all’estero. Stesso schema: pagamenti reali delle vittime in cambio di fideiussioni fantasma. E flusso di denaro all’Est. Vittima della contestata truffa anche la New Energy, main sponsor del club amaranto.