Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, scomparsa di Guerrina: difesa Gratien indaga su conto corrente della donna. Prete condannato riprende cellulari sequestrati

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

“Guerrina Piscaglia aveva un conto corrente sul quale all’epoca della scomparsa non si indagò come invece meritava. Nelle carte del processo non se ne parla affatto. Farò io accertamenti perché è un aspetto non trascurabile: quali movimenti di denaro ci furono? da quanto tempo? chi chiuse il conto che a ottobre 2015 era ancora attivo? Sono domande cui dare risposta”. L’avvocato Riziero Angeletti non molla. Ieri ha fatto visita a Rebibbia a padre Graziano, il congolese che sconta 25 anni di carcere per aver ucciso la donna di Cà Raffaello e per averne occultato il corpo mai ritrovato. L’ex prete, espulso dalla Chiesa, ripete come una litania la sua innocenza e l’avvocato Angeletti (che difende Alabi insieme all’avvocato Francesco Zacheo) vuol dare sostanza ai dubbi che neanche la Cassazione ha cancellato sulla storia dell’alta Val Marecchia. Il caso della parrocchiana innamorata del sacerdote di colore, che un giorno - 1 maggio 2014 - sparisce dal paese nel comune di Badia Tedalda. Mesi di silenzio poi le indagini che finalmente partono e mettono a nudo le azioni e le telefonate del vice parroco che non disegnava birre e donne. Inguaiato da messaggini, celle telefoniche e bugie, fu prima indagato poi arrestato e infine condannato in tutti i gradi di giudizio. Colpevole per la legge italiana. “Da una persona che orbita nell’ambiente teatro della vicenda ho avuto riferimenti precisi e certi su questo conto corrente esclusivo di Guerrina” dice l’avvocato Angeletti. “A ottobre 2015 una lettera della banca a lei indirizzata informava che andava chiuso e c’era un residuo di circa 50 euro. Ancora il caso giudiziario era in fase iniziale. Non mi risulta che si fecero accertamenti dettagliati sullo storico di quel conto, come invece avvenuto per l’altro conto familiare. Ora, dato che noi non abbiamo mai escluso l’ipotesi di un allontanamento volontario della donna, farò richiesta per una verifica degli estratti conto nell’ambito delle attività volte a riaprire il caso con un processo di revisione”. La colpevolezza di Gratien Alabi, nonostante il sigillo della Cassazione, per Angeletti resta dubbia. Non si sa nulla del delitto, dove e come commesso. La donna sparì mentre andava verso la canonica ma nessuna traccia né testimonianza dice cosa accadde di preciso. “Ho anche chiesto al tribunale di Arezzo la restituzione a Gratien dei suoi cellulari, del personal computer e della pen drive che furono sequestrati”, riprende Angeletti. “Ci servono per tutta una serie di accertamenti”. E’ stato lo stesso Alabi a sollecitare l’istanza. Riavrà quel telefonino con il quale scambiava messaggi a raffica con la Piscaglia fino a poco prima della sua scomparsa. Un oggetto, il cellulare, che ha decretato la sua condanna per la serie di errori commessi. In primis l’invio di messaggi di depistaggio dal cellulare della vittima, mai ritrovato, che per le sentenze aveva in uso. Angeletti conta poi di sentire, prima o poi, gli altri frati che condividevano la canonica e raccogliere altri elementi. In procura ad Arezzo e tra gli inquirenti che lavorarono al caso, l’aspetto del conto corrente di Guerrina viene minimizzato. La Finanza svolse accertamenti e nulla di interessante, pare, emerse. Quanto ai familiari di Guerrina, l’avvocato Nicola Detti, che assiste il marito Mirco Alessandrini e il figlio, torna a ripetere: “La verità su Guerrina la sa solo Alabi, sarebbe ora che la dicesse, dove fece sparire il corpo. Questo stillicidio non fa che acuire il dolore di chi non può portare un fiore sulla tomba della donna”. Quanto alla segnalazione di una sensitiva che indicava Guerrina in Francia presso un convento o struttura simile, l’avvocato Angeletti ci risponde così: “Ho fatto le dovute verifiche ma non posso dire altro”.