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Arezzo, ristoratori verso Capodanno: "Alcuni di noi valutano di non aprire"

Francesca Muzzi
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“E’ una macchina che si sta fermando”, Federico Vestri, presidente provinciale dei ristoratori di Confcommercio, fotografa dal suo osservatorio la situazione nei ristoranti aretini quando mancano due giorni alla fine dell’anno. E’ catalizzata sul cenone del 31 dicembre l’attenzione di addetti ai lavori, ma anche di clienti. Su facebook è un crescendo di post dove la gente chiede quali sono i ristoranti che fanno l’asporto per l’ultimo dell’anno. E Vestri conferma questo trend: “Il cibo da portare via sta crescendo rispetto a quello da gustare al tavolo. Praticamente si stima che l’asporto sia salito in media al 30% per cento”. Ma non è solo questo che ha cambiato i gusti dei consumatori: “I ristoranti dopo il rialzo dei contagi, ma soprattutto delle quarantene, hanno deciso di modificare i propri menù. E quindi si è passati dal menù fisso che accompagnava, un tempo, i pranzi e le cene delle festività, al menù alla carta. Cioè le persone possono ordinare quello che è sulla carta, fatto all’impronta”. C’è una logica in tutto questo, soprattutto legata ai consumi. Spiega ancora Vestri: “Il menù alla carta permette al ristoratore di non fare scorte eccessive per garantirsi il menù fisso. Permette di avere materie prime con le quali cucinare, ma senza fare abbondanti quantità che implica un cenone di fine anno”. Il problema infatti che si sta ponendo in queste ore, non è tanto quello dei contagi, quanto quello delle quarantene. “Ad Arezzo siamo arrivati ad avere oltre 5mila persone in quarantena. Il numero delle prenotazioni diminuisce di giorno in giorno proprio a causa di queste. Come era successo a Natale se un tavolo viene riservato per venti, poi può diventare da dieci e il ristoratore ci rimette di materie prime, ecco perché dal menù fisso si è passati a quello alla carta”. Ma c’è dell’altro, come se non bastasse. “Ci sono alcuni ristoranti che purtroppo hanno dovuto chiudere per casi di Covid tra i dipendenti o di quarantene e quindi mancanza di personale, altri che invece valutano di rimanere chiusi per l’ultimo dell’anno. E’ una situazione difficile da gestire e non parlo sotto il profilo sanitario”. Rispetto infatti a quelle che erano state le ondate precedenti, adesso la gente è meno preoccupata dal punto di vista sanitario, ma da quello delle quarantene “che rischiano di mettere in ginocchio diversi settori non solo la ristorazione. Se per l’ultimo dell’anno i telefoni dei ristoranti squillano più per le disdette che per le prenotazioni, anche noi titolari ci troviamo nella condizione di dovere ridurre il personale, oppure di tenerlo impegnato, ma facendo poco o niente. Sono spese pesanti sia a livello di camerieri che di cibo”. “Ecco perché - conclude Vestri - alcuni ristoranti stanno valutando se convegna tenere chiuso invece che stare in attesa di eventuali prenotazioni aspettando il nuovo anno e tempi migliori”.