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Arezzo, Fimer chiede concordato preventivo, carte in tribunale. Presidio dei lavoratori. Incontro al Mise

Luca Serafini
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Fimer chiede il concordato preventivo per salvare l’azienda e l’occupazione. E’ stato depositato ieri al tribunale di Arezzo il ricorso per l’ammissione alla procedura che può consentire all’impresa di proseguire l’attività al riparo dalle rivendicazioni dei creditori. Un ombrello della durata massima di 120 giorni sotto il quale Fimer sarebbe immune da istanze di fallimento ed anzi potrebbe impostare un futuro produttivo su basi nuove. E con l’ingresso di un socio, un fondo, disponibile a investire risorse fresche sulla produzione degli inverter per il fotovoltaico, il core business di Fimer, azienda con sede legale a Vimercate (Milano) e sede produttiva principale a Terranuova Bracciolini.

L’azienda si è affidata allo studio legale Gatteschi di Arezzo, che in passato ha lavorato al salvataggio di numerose imprese non solo aretine. Il ricorso formalizzato ieri apre la strada, tecnicamente, a tre possibilità: un piano di risanamento, un accordo per la ristrutturazione aziendale, un concordato aziendale pieno in continuità. Gli avvocati Giovanni Gatteschi e Marcello Catacchini stanno lavorando d’intesa con i tecnici dell’advisor Pirola Corporate Finance. Dalla richiesta di concordato in bianco si passerà alla presentazione di un dettagliato progetto sul quale poi chiedere il consenso, come prevede la procedura, dell’assemblea dei creditori. 

A pesare negativamente sui conti di Fimer sono soprattutto i fornitori mentre l’esposizione verso banche e fisco sarebbe quasi zero. A fronte della situazione difficile, Fimer può fare conto sul proprio valore e sulle competenze in un settore come quello del fotovoltaico che offre margini di mercato importanti. Ma non c’è tempo da perdere. Intorno al concordato preventivo ci sono buone sensazioni che attendono di essere concretizzate. Lo strumento consentirebbe a Fimer di tenere accesa l’attività con uno sguardo al futuro. La partecipazione fattiva al piano di rilancio da parte di un fondo, con la necessaria ricapitalizzazione, sarebbe l’elemento fondante dell’operazione.

La convinzione è che Fimer può lavorare. La salvaguardia occupazionale sarebbe considerata prioritaria anche se in questo momento non si conoscono i dettagli del progetto. Il deposito del ricorso arriva in coda ad un anno tribolato per le maestranze Fimer, in lotta per la difesa del posto di lavoro. Sono 500 gli addetti dello stabilimento di Terranuova ma altri 300 operano nelle aziende dell’indotto. Ieri sono scesi in piazza a Terranuova con a fianco i sindaci, oggi e domani, a cavallo tra 2021 e 2022, si terrà il presidio di Capodanno di fronte allo stabilimento come annunciato da Fiom, Fim e Uilm. I sindacati dei metalmeccanici denunciano una situazione grave dopo la serie di contatti infruttuosi con le istituzioni e con l’amministratore delegato, Claudio Calabi. La produzione si sta fermando, le ombre sono tante. Ora, tra incertezze e preoccupazione e in attesa della riunione al tavolo del Mise (l’11 gennaio), arriva la svolta dell’istanza di concordato. Una mossa dell’azienda per scongiurare il fallimento - rischio reale - e diradare le nebbie con obiettivi, programmi, numeri.