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Arezzo, il centrodestra si divide sul vice presidente in Provincia, ira di FdI e c'è aria di verifica

Luca Serafini
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E’ scontro nel centrodestra aretino sulla nomina del vice presidente della Provincia. Ma le frizioni sono molteplici e ormai tira aria di verifica. Il tasto reset dovrà essere azionato a 360 gradi, pare di capire, per ricomporre le ragioni dell’alleanza, dal comune di Arezzo ad ogni vallata del territorio. E’ Fratelli d’Italia che sente necessario questo passaggio. Certi messaggi circolati prima della fine dell’anno tra FdI e i partner di coalizione non avevano esattamente i toni dei classici auguri. Tutt’altro. Motivo di tanto nervosismo è stato il passaggio politico che doveva definire il ruolo di vice nell’ente provinciale, il numero due a fianco della presidente Silvia Chiassai Martini.

Ebbene, per quanto la Provincia sia stata svuotata di poteri e competenze, conserva pur sempre un peso ed un valore. Le recenti elezioni di secondo livello (riservate agli amministratori non ai cittadini) hanno portato a questa situazione di conflittualità: da un lato c’è il nome del cortonese Nicola Carini (Fratelli d’Italia) in campo quale scelta fiduciaria come vice della presidente; dall’altro, però, c’è Simon Pietro Palazzo (Ora Ghinelli) proposto dalla Lega come scelta mirata alla rappresentatività del Comune principale, quello di Arezzo. Due candidature che confliggono e sulle quali si è registrata la spaccatura tra varie anime del centrodestra. L’altolà a Carini non è stato preso affatto bene dal partito della Meloni guidato nell’Aretino da Francesco Lucacci e che nel consiglio provinciale ha pure un secondo consigliere: Laura Chieli di Sansepolcro.

Lo stop a Carini viene visto come innaturale perché contrario al principio della nomina fiduciaria come avvenuto ad esempio al comune di Arezzo dove vice di Ghinelli è una persona scelta del sindaco, Lucia Tanti (esponente di Ora Ghinelli); in più FdI sente non riconosciuto il peso di chi esprime più voti. Le reazioni immediatamente successive al mancato accordo pare siano state molto negative da parte dei vertici di Fratelli d’Italia, fino a mettere in dubbio la tenuta complessiva della maggioranza su scala territoriale. Il 5 gennaio l’agenda prevede l’insediamento del nuovo consiglio provinciale con l’assegnazione delle cariche e delle deleghe. Vedremo.

Di certo le turbolenze in atto attendono risposte, mentre si assiste ad una polarizzazione del centrodestra tra aree spesso in contrasto. I prossimi mesi proporranno, oltre a sfide amministrative da affrontare in modo incisivo, anche nodi da sciogliere come vicenda Estra e processo Coingas (nel 2022 tra l’altro scade il mandato del presidente Scortecci), temi sui quali l’alleanza si è misurata con accenti diversi, con Lucia Tanti che ha lavorato con ago e filo per tenere cucito il fronte. Tra gennaio e febbraio il Tar si esprimerà sulla sospensiva chiesta da Francesco Macrì (FdI) che si ritiene ingiustamente decaduto da presidente di Estra per la delibera di Anac. Caso complesso, tutto da decifrare, con Arezzo al momento fuori dai giochi della multiutility e la Lega che incalza.

A proposito di Macrì: finora politicamente in silenzio per fare il manager in Estra, chissà quali effetti potrebbe avere, a partire proprio dagli alleati, un possibile pieno recupero della sua agibilità politica. Visto che, dicono le carte, la coalizione nel 2016 preferì mandarlo in Estra piuttosto che rimanesse a “rompere i c...” ad Arezzo.