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Arezzo, cento anni fa nasceva Alberto Roggi grande del ciclismo. Vitiano, la campagna, la bici, le bistecche e le figurine

Santino Gallorini
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Cento anni fa nasceva a Vitiano il campione di ciclismo Alberto Roggi. Alberto era nato il 29 dicembre 1921 e di professione faceva il coltivatore diretto. Aveva una grande passione per il ciclismo e appena poteva si allenava. Quando iniziò a partecipare alle gare ciclistiche dell’Aretino, tutti si accorsero di questo giovanotto robusto, che vinceva spesso. Penalizzato come tanti altri dalla guerra che ne interruppe l’attività, dopo il conflitto vinse 8 corse nel 1945, ben 18 nel 1946, partecipò al Giro d’Italia nel 1947, fu Campione Italiano degli Indipendenti nel 1949. Il suo soprannome ci dice tutto: “il Bolide”.

 

 


Ripensando alla storia di Alberto Roggi e collocandola nel suo contesto ambientale e familiare, credo che ci sia del “miracoloso” nei risultati che ha raggiunto. Come spiegare, altrimenti, che un giovane agricoltore della campagna aretina, subito dopo la devastante Guerra, senza finanze familiari, senza grossi sponsor dietro, senza grossi appoggi di alcun tipo, sia arrivato a vincere il Campionato Italiano e tante altre corse, alcune davvero importanti?

 

 

 

E di contro: dove sarebbe arrivato un atleta con il fisico, la volontà ed il sacrificio di Roggi se avesse potuto beneficiare delle attenzioni, della tecnologia, della dieta di oggi? Alberto trovava il tempo di allenarsi, fra un viaggio con l’Ape carica di maialini ed il quotidiano impegno nella piccola azienda agricola familiare.
Alberto Roggi, ancora ultraquarantenne, correva con la squadra del Pastificio Fabianelli e staccava gli atleti ventenni tagliando il traguardo tra la folla plaudente.

 

 

 

Anni fa l’amico Massimo Pulitini ha ritrovato cose impensabili, che ci parlano di un Alberto Roggi famosissimo per gli sportivi italiani. Pensate che in una raccolta di figurine ritagliabili dei 118 grandi CAMPIONI di tutti gli sport, di fine anni ’40, assieme a Coppi, Bartali, Mazzola, Meazza, Carnera, Nuvolari, Luis, Chron, c’è anche lui, il nostro Roggi! Infiniti gli articoli di giornale, le foto con personaggi famosi, i racconti di certi avvenimenti. Ma la cosa più caratteristica e curiosa, che Pulitini abbia trovato su Roggi, è un articolo che ci parla di Alberto al Giro d’Italia del 1947 e proprio nella tappa che attraversò Vitiano. A scriverlo fu il celebre scrittore Vasco Pratolini, l’autore de Il Tappeto Verde, Cronache di poveri amanti, Metello, Lo scialo e del celebre Le ragazze di San Frediano.

 

 

 

Pratolini seguì eccezionalmente il Giro come cronista sportivo e pubblicò i suoi articoli (Cronache dal Giro d’Italia) su “Il Nuovo Corriere” di Firenze dal 24 maggio al 19 giugno 1947. Ripropongo qui alcuni passi dell’articolo di Pratolini, dal titolo “LE BISTECCHE DI ROGGI”. “… Arezzo ha la sua gloria locale. Bartali, Coppi e gli altri padreterni occupano un cantuccino appena nel suo cuore, tutto invaso dal ragazzo solido e biondo che ha nome Alberto Roggi. Roggi è un contadino di frazione Vitiano, ha smesso da poco vanga e aratro per diventare di professione corridore. Da anni tutte le gare ciclistiche dell'Aretino finivano con una sua vittoria.

Oggi sui muri, sull'asfalto, sui festoni stesi da casa a casa, per venti, trenta chilometri, c'era scritto Roggi …”. E ancora: “"Ci siamo fermati al paese di Alberto. Amici recatisi fino a Firenze per salutarlo ci hanno detto di averlo trovato con davanti due bistecche che, per finirle, ci sarebbero voluti quindici giorni. Che Alberto possa meritarsi simili bistecche è per i suoi amici una testimonianza inconfutabile di meriti acquisiti".
Roggi partì bene al Giro del 1947. Iscritto con la squadra Cozzi-Silger (assieme a Volpi, Fondi, Coppini, Pagliazzi, Landi e Monti), con il numero 69, nella prima tappa, da Milano a Torino, il 24 maggio, arrivò quarto, staccando Bartali, Coppi, Ortelli e Ronconi che al dire del Pratolini arrivarono “quando la banda aveva già suonato”. Nella seconda tappa, Torino- Genova, Alberto arrivò 33°, prima di Martini. La terza tappa, che andava da Genova a Reggio Emilia, lo vide arrivare con il gruppo, assieme a Bartali e Coppi. Nella quarta tappa, Reggio Emilia-Prato, arrivò 23°, precedendo altri corridori già famosi.

Nella prima semitappa della quinta tappa, Prato-Bagni di Casciana, arrivò 10°, precedendo di poco il gruppo con Bartali e Coppi. Nella seconda semitappa, Bagni di Casciana- Firenze, arrivò 10°, con Martini. Ci fu poi la sesta tappa, Firenze Perugia, che come raccontò Pratolini, vide Roggi soccombere ed arrivare 63°. Il fatto fu che nel vedere Serse Coppi lungo la strada ferito in uno scontro con un veicolo, influì sul suo morale e si attardò nel momento decisivo, mentre il gruppo fuggì via.

Si rifece il giorno dopo, durante la settima tappa, da Perugia a Roma, dove arrivò 11° assieme al gruppo con Bartali e Coppi. Purtroppo, durante la tappa Roma-Napoli, ebbe un incidente e fu costretto a ritirarsi. Il giro lo vinse poi Fausto Coppi che, nella tappa Pieve di Cadore-Trento, staccò tutti sul Falsarego e sul Pordoi, consegnandosi alla leggenda. Comunque Alberto Roggi, ne avrebbe fatti ancora tanti di chilometri di strada. A migliaia. 

E avrebbe inanellato una lunghissima serie di vittorie, più o meno importanti, ma indispensabili a creare quel mito (è venuto a mancare nel 2013) che ancora resiste in chi ha almeno qualche capello bianco oppure è davvero innamorato del ciclismo, quello vero.