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Arezzo, il giudice Gianni Fruganti appende la toga. Banca Etruria, Variantopoli, caso Gelli. Le passioni: bici e arrampicate

Luca Serafini
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Il giudice Fruganti va in pensione. Per decenni è stato volto e bilancia della giustizia aretina. Una lunga esperienza, una moltitudine di processi alle spalle. Dal mastodontico caso Banca Etruria che lo ha impegnato a fondo nel finale di carriera, al furtarello nel supermercato, si è occupato di tutta la gamma delle manchevolezze umane.

Mai banale, Giovanni Fruganti, ha giudicato assassini e furbetti, ladri e corrotti, delinquenti e poveri cristi ai quali talvolta ha dispensato, severo ma paterno, esortazioni a redimersi. Talvolta bastava una semplice occhiata. 

 

 

 

Ha spedito molti in carcere, come un giudice deve fare, ha fatto sequestrare patrimoni milionari ma ha anche assolto, liberato, archiviato. Le sue scelte in certi casi sono state opposte alle richieste dei pubblici ministeri, come sul crac Bpel, alla guida dell’ultimo suo collegio giudicante. E’ finita dopo udienze e udienze con una raffica di assoluzioni anziché le condanne. Con 555 pagine dense di motivazioni Gianni Fruganti ha argomentato come il crac dell’istituto di credito avvenne per questioni di mercato e non per condotte da bancarottieri degli imputati. “Il fatto non sussiste”. Si andrà in appello.

 

 

 

Con la Procura e con gli avvocati, il giudice - presidente della sezione penale - ha sempre avuto un rapporto schietto e diretto. Entrato in magistratura nel 1983 ha iniziato l’anno successivo da Udine, tre anni, poi sempre ad Arezzo, attraverso vicende spinose, di quelle che toccano i poteri forti, senza battere ciglio. Vedere Fruganti fare gli scatoloni in ufficio fa un che: era entrato in tribunale giovane quando uffici e aule erano sparpagliati per la città: Piazza Grande, piazza del Praticino, via Garibaldi, campo di Marte, via degli Albergotti. Poi tutto raccolto al palazzo di giustizia sorto all’ex Garbasso, con l’annessa Vela dove nei giorni scorsi il giudice ha salutato cordialmente tutto il mondo della giustizia locale con un brindisi. A due passi dall’aula intitolata al compianto collega Miraglia, dove il primo ottobre ha pronunciato in nome del popolo italiano la sentenza Etruria.

 

 

 

Il nuovo anno Fruganti lo ha cominciato in sella alla mountain bike, la passione di sempre insieme al free climbing (arrampicata sportiva), incline a conquistare le salite e lanciarsi nelle discese. In bici, oggi a pedalata assistita ma sempre tosta, il giudice ha conquistato la cima di Lignano fino alla croce come ultimamente, assorbito dal lavoro d’ufficio, non aveva potuto fare. 
Per ricordare i casi giudiziari di cui si è occupato in quasi quattro decenni ci vorrebbe un tomo.

 

 

 

Basterà qui ricordare che da giudice delle indagini preliminari fece scattare (dicembre 2005) gli arresti chiesti dal pm Roberto Rossi per Variantopoli, l’intreccio di affari, quattrini e interessi di bassa politica scoperchiato dalla Digos. Tre consiglieri comunali finirono dentro, l’ordinanza disvelò un sistema, cadde l’amministrazione. Fu Fruganti a trovarsi a tu per tu con la brigatista, impassibile e silenziosa, Nadia Desdemona Lioce arrestata il 2 marzo 2003 dopo la sparatoria sul treno, a Castiglion Fiorentino, tra nuove Br e polizia ferroviaria: morirono il sovrintendente Emanuele Petri e il terrorista Mario Galesi. Nel 2009 c’era Fruganti a latere dell’allora presidente Mauro Bilancetti nella corte che giudicò l’agente della Polizia Stradale, Luigi Spaccarotella, che in una sciagurata mattina (11 novembre 2007) sparò con la pistola da una parte all’altra dell’A1, verso la stazione di servizio dove c’era un tafferuglio, e uccise il giovane tifoso della Lazio, Gabriele Sandri. 

Un’infinità di sentenze, alla luce del codice penale. Anche molto discusse e impugnate, come gli 8 anni inflitti alla donna che uccise il marito a colpi di fucile, in Casentino, nell’ennesimo litigio. Oppure il suo argomentato no all’istanza della questura di Arezzo per sottrarre Villa Wanda, la casa di Licio Gelli ex capo della loggia massonica deviata P2, equiparando l’immobile ai beni che lo Stato può confiscare a mafiosi o delinquenti anche deceduti. Non c’erano i presupposti, stabilì.
Responsabilità e amministrazione della giustizia, il suo pane quotidiano. C’è stato un periodo in cui Fruganti ha assommato più funzioni assieme: presidente del tribunale facente funzione e presidente della sezione penale, oltre a celebrare processi quotidiani. Un tour de force. 

Toga onorata fino alla fine. Uno stile caratteristico, asciutto e all’occorrenza spigoloso, comprensivo ma deciso. 
Sessantasei anni in gennaio, nonno dinamico e scattante, Gianni Fruganti esce dal palazzo di giustizia con barba da filosofo e taglio di capelli un po’ ribelle, come sempre. Lascia un gruppo di giudici giovani ma già preparati (il giudice Filippo Ruggiero coprirà ad interim il ruolo di presidente) e un esempio di sconfinata passione per il lavoro, al quale ispirarsi.