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Poti, i residenti: "La montagna ha bisogno di pulizia e illuminazione". Allarme per l'albergo abbandonato

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Francesca Muzzi
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“Ora che si sono riaccesi i riflettori su Poti, per favore non li spegnete”. Lo dice in tutti i sensi. Lui, è uno degli ultimi abitanti della montagna tanto cara agli aretini. La sua casa è davanti all’albergo ormai abbandonato da anni che il bosco sembra si stia rimangiando. Un mostro che però ancora fa quasi effetto. Ironia della sorte è l’unica struttura che ha ancora un faro, di notte, che la illumina. “Per il resto, come potete vedere dalle foto è tutto buio. Per questo dico che dopo il Rave e sottolineo che non è nemmeno la prima volta che succede, ma stavolta ha fatto più clamore, facciamo davvero qualcosa per la nostra montagna. Non solo a parole, perché altrimenti sarà solo un parlarci addosso”. E comincia proprio dall’albergo, segnalando quello che è già un rischio imminente: “Penso che stia per crollare. Con tutte le infiltrazioni di acqua di questi anni, non so ancora come faccia a resistere. Sento parlare di rilancio, ma sapete quanti milioni ci vogliono per rimettere a posto un albergo così? Credo che sia più normale fare come a Lignano e cioè piccoli ristori che possono servire sia d’estate che d’inverno”. “Perché non pensate che d’inverno non venga nessuno a Poti. Quando nevica specialmente, quassù è ancora un divertimento. Del resto è o no, la montagna degli aretini? Per non parlare d’estate quando in tanti cercano il fresco. Quindi cominciamo da ciò che si può fare senza tanti progetti che alla fine restano solo nel cassetto”. E poi, nonostante ci sia un amore sfrenato per Poti: “vedo tanti rifiuti per la strada che porta fin quassù. La gente butta di tutto. Un giorno abbiamo segnalato anche rifiuti di amianto. Per fortuna sono stati smantellati. Ma c’è un’inciviltà incredibile”. Spazzatura che si vede di giorno, perché di notte, a Poti, non si vede quasi più niente. “La strada che porta verso Fontemura non ha illuminazione. Più volte ho segnalato il problema, ma non c’è stato verso. I fari sono pochissimi e servirebbe davvero un’illuminazione che sia degna di questo nome, perché poi è facile fare i rave come per l’ultimo dell’anno che, non era nemmeno il primo”. “E il 31 dicembre non c’era solo il rave, ma a mezzanotte sul piazzale dell’albergo, sono arrivati a sparare i razzi che hanno spaventato tutti gli animali che ho”. Ma nonostante tutto, Poti non la cambierebbe con nessun altro posto: “Io amo davvero la mia montagna, anche perché l’ho scelta per venirci a stare e proprio perché la amo, vorrei che adesso che tutti parlano di Poti, si facesse qualcosa per valorizzarla senza distruggerla però. Va trovata una soluzione definitiva per l’albergo che rischia di crollare, va illuminata come si deve e va insegnato alla gente che buttare rifiuti a destra e a manca non è amare”. E quindi ben vengano iniziativa com l’Ardita o la camminata di Mauro Valenti: “Ma ci vorrebbero anche punti di ristoro per chi cammina o arriva a Poti in bici durante tutto l’anno. Vi prego, non lasciamola addormentare un’altra volta”.