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Arezzo, ragazza molestata in treno rintraccia aggressore: marocchino condannato a un anno per atti sessuali

Luca Serafini
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In treno è stata palpeggiata nelle parti intime da uno sconosciuto che l’ha circuita, approfittando del fatto che la ragazza era sola. La studentessa, 17 anni, sconvolta dall’accaduto, ha deciso di denunciare quell’affronto e poi ha collaborato con i carabinieri alla soluzione del caso. Nei giorni successivi al brutto episodio, ha visto la stessa persona alla stazione di Arezzo e lo ha prontamente segnalato agli inquirenti. L’Arma è intervenuta prontamente e l’uomo, un trentenne marocchino, è stato identificato. Ieri il processo per atti sessuali si è concluso in tribunale con la condanna del magrebino ad un anno, un mese e dieci giorni di reclusione.

I giudici gli hanno concesso le attenuanti generiche ma hanno stabilito che se il marocchino, con qualche precedente alle spalle, non risarcirà la vittima per lui si apriranno le porte del carcere. L’ennesimo caso di molestie sessuali e abusi contro le donne è stato rievocato ieri a palazzo di giustizia. Il verdetto del tribunale è importante e una volta di più afferma che ogni atto che va ad offendere persone di sesso femminile, anche un semplice toccamento, merita adeguata condanna. Nel caso specifico la giovanissima aretina, si era sentita le mani addosso dello sconosciuto.

Era salita in treno ad Arezzo - l'episodio risale al 2017  - e tornava da scuola verso casa, in Valdarno. Prima di scendere alla stazione del suo paese, la violenza. Lei stava appoggiata al finestrino, in un vagone deserto, assorta tra i suoi pensieri, con la musica nelle cuffiette, lo sguardo verso l’esterno. ll tipo aveva tenuto subito un atteggiamento strano perché fra i tanti posti liberi e disponibili si era sistemato proprio a breve distanza da lei. Un rapido scambio di parole poi, all’improvviso, la studentessa fu colta di sorpresa dall’individuo che allungo la mano nell’interno coscia, palpeggiandola.

La giovane si irrigidì, si divincolò, poi fortunatamente il treno era arrivato a destinazione. Scese. Lo sconosciuto proseguì. Una volta confidata la disavventura a familiari e amici, le venne consigliato di sporgere denuncia. Ma l’aggressore non era così facile da trovare. D’intesa con l’Arma, la ragazza continuò a fare la sua vita di pendolare tra Valdarno e Arezzo. E un giorno si è imbattuta nello stesso soggetto.

Salirono nello stesso treno. Dopo il messaggio ai carabinieri, per il trentenne - residente a Firenze - è successivamente scattato il controllo dei militari che lo hanno individuato grazie alla descrizione dell’abbigliamento e delle borse che aveva con sé. Incardinato il procedimento penale per atti sessuali (articolo 609 nella forma meno grave), il marocchino è stato rinviato a giudizio. Negava ogni addebito ma i giudici si sono convinti della genuinità del racconto della ragazza benché alla scena non vi fossero testimoni.

Pm era il dottor Marco Dioni, che ha chiesto un anno e otto mesi. Alla giovane, parte civile con l’avvocato Leonardo Paterniti, riconosciuto il risarcimento del danno morale. Mille euro di provvisionale e il resto da definire. L’imputato, ieri assente, era difeso dall’avvocato Alessandra Panduri. I giudici Filippo Ruggiero, Michele Nisticò e Giampaolo Mantellassi hanno sentenziato: colpevole. E se non paga va dentro.