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Arezzo, arriva sentenza per la morte di Helenia. Possibile proscioglimento per l'automobilista: colpo di sonno patologico

Helenia Rapini

Luca Serafini
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E’ il giorno di Helenia, la ragazza che amava gli animali e che è morta nell’auto centrata frontalmente da un’altra macchina. In tribunale, alle 12.30, arriva oggi la decisione finale sul controverso caso che vede l’automobilista Marco C., quarantenne, in bilico tra l’accusa di omicidio stradale e il proscioglimento. 
Secondo la perizia disposta dal giudice Giulia Soldini non è processabile perché gli occhi gli si chiusero per colpa di una sindrome (Osas, scoperta soltanto dopo) che gli spense improvvisamente ogni facoltà fisica e mentale. Quindi, non è imputabile. Diametralmente opposta a questa analisi, c’è la contro perizia che il babbo di Helenia ha fatto eseguire ad un altro specialista, e che sostiene come i farmaci che assumeva l’uomo, sarebbero la vera causa della perdita di coscienza. Non un colpo di sonno patologico quindi.
Ma il processo sembra indirizzato verso il proscioglimento, perché mentre la perizia del dottor Pier Guido Ciabatti è dentro il processo, con tutti i crismi, la contro perizia del dottor Tommaso Luciano Todisco è esterna, in quanto la famiglia della vittima non è parte civile per l’avvenuto risarcimento dopo l’incidente. 
L’avvocato Francesco Valli l’ha comunque sottoposta sia al giudice che alla procura nel tentativo di tener vivo il processo. Non sarà facile. Vedremo questa mattina l’esito e se la stessa procura spingerà per chiedere una ulteriore super perizia che fughi ogni dubbio.
La vigilia è preceduta da grande attesa e incertezza. Il caso di Helenia Rapini ha suscitato impressione e commozione fin da subito, da quel maledetto 6 novembre 2019, quando in via di Ristradelle, tra Olmo e Rigutino, si consumò la tragedia. 
Lei era molto conosciuta come volontaria Enpa. Brillante, attiva, con un feeling speciale con gli animali. Una giovane vita spezzata così, nel terribile schianto sulla viuzza che scorre parallela alla Sr 71, più a valle. 
Poi sul caso si sono accesi i riflettori perché sarebbe la prima volta che un automobilista accusato di omicidio stradale viene prosciolto in seguito alla diagnosi della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno. L’Osas fu diagnosticata successivamente. E in base a ciò, il fatto di perdere il controllo della macchina e di invadere l’altra corsia di marcia, è stato qualificato, dalla difesa (avvocato David Scarabicchi) non come una scorretta condotta di guida bensì come una “incapacità di intendere e di volere”. Linea che trova suggello con la perizia disposta dal giudice.
Secondo la tesi della famiglia di Helenia, invece, l’automobilista aveva assunto un “potente sonnifero” che prendeva per contrastare lo “stress psichico” causatogli dai problemi di salute di un familiare. Ed è quel farmaco ad “effetto prolungato” (Delorazepam), che può aver provocato il colpo di sonno. L’avvocato Valli, nella sua memoria, punta anche sul fatto che, Osas o non Osas, la macchina di Marco C. procedeva a 70 orari su un tratto con limite a 50. 
Sindrome o sonnifero? Cosa c’è stato alla base dell’incidente? Perché la Nissan del quarantenne deviò la regolare traiettoria e andò a schiantarsi sulla Hyundai Atos di Helenia, con effetti devastanti? La morte della ragazza, 29 anni, insomma, al di là dei risarcimenti che scattano in automatico da parte delle assicurazioni, avvenne per delle colpe, delle responsabilità da far pagare con condanna e revoca della patente, o invece no, il destino e l’Osas sono unici responsabili della sciagura? Oggi arriva la risposta del giudice.