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Arezzo, Chimet diffamata: falso allarme diossina. Politico risarcisce 25 mila euro, Squarcialupi li destina a sociale e cultura

Luca Serafini
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Era del tutto falsa l’informazione che Chimet avesse diffuso diossina nell’ambiente. Una fake. E l’autore di quelle affermazioni rilasciate in tv e scritte sui social si vede ora costretto a pagare i danni. Il giudice Fabrizio Pieschi ha condannato Fabio Badii a risarcire il presidente del cda della grande azienda di recupero metalli, Sergio Squarcialupi, con 25 mila euro, più 5 mila di spese legali.

Agitare lo spettro dei veleni e della catastrofe intorno all’azienda chimica fu lesivo, sentenzia il giudice, “dell’immagine e della reputazione” dell’imprenditore. Le frasi incriminate furono rese pubbliche nel maggio 2016 su Facebook e nel programma Caffè Bollente di Teletruria. In quel periodo intorno a Chimet c’era ancora un clima pesante per la vicenda giudiziaria legata ai blitz della Forestale e ai presunti reati ambientali ipotizzati, e a Civitella in Val di Chiana si votava per il sindaco. Il dottor Badii era candidato della lista civica il Governo dei Cittadini, vicina al centrodestra e in quella veste si espose affrontando il tema caldo dell’industria di Badia al Pino. Scrisse un articolo dal titolo “Il Re è nudo” su internet e parlò ai microfoni della tv locale riferendo esplicitamente di “sforamenti nelle emissioni di diossina avvenuti nel 2015”. Ebbene, dalla sentenza depositata l’11 gennaio emerge che a carico di Chimet ci fu, il 29.04.2015, tra le 7,30 e le 8 del mattino, una emissione di N0x, sigla che indica ossidi di azoto, ben altra cosa. L’evento fu sanzionato con 4 mila euro con decreto penale di condanna poi opposto e revocato. In ogni caso nulla a che vedere con lo spettro della diossina.

Un veleno noto in Italia per aver colpito nel 1976, la zona di Seveso (Monza) con la nube tossica che investì terreni e comuni della zona: non ci furono vittime nell’immediato ma i contaminati morirono negli anni successivi. “Le differenze tra i due termini sono evidenti e debbono essere conosciute da chi li richiama: a maggior ragione da chi fa pubbliche affermazioni” scrive il giudice Pieschi ritenendo che gli ascoltatori possono essere rimasti spaventati dall’“errore commesso da chi, senza conoscere l’esatto significato di ‘fuoriuscita di diossina’, richiama così alla mente tragici eventi, accaduti in passato”. Certo, valuta il giudice, quelle frasi furono dette nel particolare contesto della campagna elettorale, con il candidato sindaco che “cercava di convincere gli elettori a voler negare fiducia all’allora sindaco” (Ginetta Menchetti che poi, candidata di nuovo dal centrosinistra, venne rieletta questo può valere a Badii una attenuante per non aver mai direttamente citato Squarcialupi e aver agito per acquisire consensi. Ma resta la gravità del fatto e che il danneggiato delle fake news sia proprio Squarcialupi (incensurato) è evidente e per questo, stabilisce la sentenza, va risarcito.

Ad assistere legalmente Squarcialupi nella causa, come nelle precedenti vicende dalle quali è stato assolto, è l’avvocato Roberto Alboni. A febbraio la stessa vicenda dovrebbe arrivare a conclusione anche in ambito penale nel processo per diffamazione. Badii è difeso dall’avvocato Luciano Spigliantini. Intanto, per la “infondatezza dei fatti descritti” e per aver “ingenerato il dubbio della catastrofe”,

Badii viene condannato al risarcimento. I 25 mila euro, si apprende, andranno a Chimet con Te, il fondo che sostiene progetti “dall’alto valore sociale, assistenza a favore di anziani, famiglie disagiate, persone con mobilità ridotta, mondo della scuola ma anche iniziative culturali, ricreative e sportive”. Negli ultimi anni hanno beneficiato di sostegni di Chimet il restauro delle vetrate di San Domenico e del Polittico di Lorenzetti in Pieve, l’ospedale San Donato, scuole e centro anziani di Badia al Pino.