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Arezzo, tunisino ruba in tabaccheria: Cassazione lo fa processare di nuovo perché due mesi di pena sono pochi

Luca Serafini
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Certe volte i giudici sono troppo buoni con chi non se lo merita. Lo afferma la Suprema Corte di Cassazione che recentemente ha annullato una sentenza del tribunale di Arezzo ritenuta eccessivamente blanda nei confronti di un ladro.

L’uomo, un tunisino con precedenti specifici e permesso di soggiorno scaduto, venne arrestato dalla Volante la notte del 24 ottobre 2020 alla tabaccheria di via Acuto, in zona ospedale San Donato, mentre trafugava sigarette dopo aver sfondato il negozio praticando un foro. Il complice fece in tempo a scappare con diverse stecche di sigarette mentre Tarek H., classe 1981, fu preso come il topo nel formaggio: i sensori anti intrusione avevano fatto scattare l’allarme con tanto di immagini in tempo reale sul cellulare del proprietario.

 

 

Arrestato in flagranza di reato, dopo due giorni il magrebino era già fuori con una mini condanna a due mesi di reclusione che in città suscitò irritazione. “E’ ridicolo, uno schiaffo a chi lavora ed è onesto. Ci vorrebbero pene adeguate e invece...”, lamentò il tabaccaio vittima del raid, ai microfoni di Arezzo Tv. Il procuratore Roberto Rossi impugnò la sentenza del giudice monocratico e il caso è così arrivato dinanzi agli ermellini.

 

 

 

La Suprema corte ha accolto il ricorso ed emesso un pronunciamento chiaro: l’imputato ha goduto di un atteggiamento troppo indulgente, oltre la discrezionalità che un giudice può avere nel graduare la pena. Nello specifico sono due i rilievi mossi: in primo luogo il soggetto non meritava le attenuanti generiche perché la confessione resa con in mano la refurtiva non fu di alcun aiuto, mentre pesano sul suo conto una serie di elementi sfavorevoli: la gravità della condotta (il foro sulla parete del negozio messo a soqquadro), l’aver agito di notte, la propensione a delinquere essendo recidivo, la pericolosità sociale. Ingiusto concedergli lo sconto, sostiene la Cassazione.

 

 

 

Il giudice infatti “non ha considerato che la confessione, di per sé sola, non poteva essere valutata alla stregua di un elemento positivo suscettibile di rendere meritevole l'imputato di benevola considerazione ai fini dell'attenuazione della pena, non avendo in alcun modo giovato alle indagini” dato che l’uomo “era stato arrestato nella flagranza del reato, quando egli si trovava ancora all'interno della tabaccheria ed aveva la disponibilità di quattro pacchetti di sigarette appena sottratte al negozio”.

 

 

 

Secondo errore: è vero che al momento dell’arresto il tunisino aveva appunto un bottino esiguo, ma per i supremi giudici è errato concedergli l’ulteriore attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità (art. 62 n. 4 cp) da aggiungere allo sconto del rito abbreviato. Si doveva “tener conto anche dei danni procurati al locale dell'esercizio commerciale” e agli arredi. Meritava un giudizio più severo, il ladro difeso dall’avvocato Alessandro Mori, perché non è affatto scontato - come motiva il giudice di Arezzo - che se il reato fosse stato portato a compimento, il danno patrimoniale sarebbe stato di “rilevanza minima”. Insomma, sentenza troppo buonista cassata per violazioni di legge e per vuoto motivazionale. Il caso torna ora al Tribunale di Arezzo per correggere la pena e renderla giusta.