Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Scalata a Cantarelli e cordata per Arezzo calcio con soldi riciclati: condannati Flavio Carboni e Mureddu

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Nel mirino c’era l’azienda Cantarelli in crisi. Ma anche l’Arezzo calcio era un obiettivo. Però i soldi per quelle operazioni (mai concretizzate) non erano puliti: provenivano da una frode fiscale e dalla distrazione dei beni di un’azienda di imballaggi, la Geovision di Badia al Pino. Era il 2016 quando la Guardia di Finanza di Arezzo sollevò il coperchio su quel business poco trasparente con addentellati in Umbria.

Ieri il tribunale aretino ha chiuso con quattro condanne il processo di primo grado per la complessa vicenda. Sono cadute sia l’ipotesi dell’associazione a delinquere che il reato di riciclaggio. Ma per bancarotta e ricettazione, secondo il collegio dei giudici, la prova è dimostrata.

 

 

 

E spicca, tra i condannati, il nome di Flavio Carboni, 90 anni da poco compiuti, figura assai discussa, collegato a molte pagine oscure della storia d’Italia, da Licio Gelli alla P3. Per lui 2 anni e 4 mesi di reclusione per ricettazione; pena identica per la moglie, Maria Laura Scanu Concas. Mentre Valeriano Mureddu, 53 anni, origini sarde come Carboni, ritenuto amministratore di fatto di Geovision, la condanna è di 3 anni e otto mesi perché riconosciuto colpevole anche di bancarotta. Completa il gruppo dei condannati, Giuliano Michelucci: due anni e due mesi. In precedenza c’erano stati patteggiamenti.

La storia è complessa con un vortice di passaggi e incastri societari. Era il marzo 2016 quando ci fu una vasta operazione antiriciclaggio coordinata dalla procura di Arezzo. I militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza svolsero perquisizioni e sequestri in Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Veneto e Sardegna. Circa venti le persone coinvolte a vario titolo. Gli inquirenti ipotizzarono una frode incentrata sulla Geovision attraverso una serie di fatture ritenute fasulle, con un'altra società controllata dal gruppo coinvolta (la Vertigo di Bastia Umbra).

 

 

 

Era stato ricavato un volume illecito di alcuni milioni da rinvestire. Cantarelli in difficoltà (poi fallita) cercava soci ed era appetibile. Boccone ghiotto anche il Cavallino. Non se ne fece niente in nessuno dei due casi. Ma le attenzioni degli investigatori si appuntarono su Mureddu, tra l’altro sotto i riflettori anche perché sulla vicenda Banca Etruria nel luglio 2014 avrebbe accompagnato l’allora presidente Lorenzo Rosi e il vice presidente Bpel Pierluigi Boschi (padre dell’ex ministro Maria Elena) proprio da Flavio Carboni, nella fase in cui si cercava il nuovo direttore generale della banca dopo l’uscita di Luca Bronchi.

Mureddu, faccendiere molto attivo nel Centro Italia, legato a Flavio Carboni, si sarebbe avvalso per i tentativi di scalata all’azienda Cantarelli e all’Arezzo Calcio, di somme di provenienza illecita.

Altri flussi erano appannaggio di Carboni. I prodromi dell’inchiesta Geovision ci furono nel 2014 quando l’agenzia delle dogane di Perugia denunciò cinque uomini, tra cui Mureddu, per una evasione da 20 milioni. Con false dichiarazioni una società importatrice di polimeri riusciva a evitare il pagamento dell'Iva. Le merci venivano rivendute dalle cosiddette società "cartiere" che incassavano l'Iva senza versarla all'erario. La Vertigo di Bastia Umbra emetteva fatture false alla Geovision.

Nel 2016 scattò un maxi sequestro di materie plastiche: il procuratore di Arezzo Roberto Rossi e il pm Giuseppe Petrazzini di Perugia coordinarono le indagini: gli umbri si concentrarono sulla frode carosello e Arezzo sul reinvestimento dei soldi evasi. Saranno le motivazioni del verdetto (tra 90 giorni) a descrivere circostanze e reati in vista di probabilissimi appelli. Difensori degli imputati erano gli avvocati Francesca Pieri e Piero Pieri di Perugia per Mureddu; l’avvocato Nicoletta De Santis di Arezzo per i coniugi Carboni e l’avvocato Luigi Giuliano di Milano per Giuliano Michelucci.

Parte civile la curatela fallimentare di Geovision, con l’avvocato Mauro Messeri: Mureddu dovrà pagare 30 mila euro di risarcimento in via provvisionale e le spese legali. Le pene inflitte sono comunque inferiori alle richieste dei pm, che erano: 5 anni per Mureddu e 4 per Carboni, in passato condannato, in concorso, per la bancarotta dell’Ambrosiano.