Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, analisi su cinghiale trovato ferito. Si alza il livello di guardia per la peste suina: avvisare Asl in caso di carcasse

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Guardia alzata contro la peste suina. Nessun caso di contagio nel territorio aretino ma c’è massima attenzione. Anche nella giornata di ieri un cinghiale trovato ferito nella zona della Pievuccia di Castiglion Fiorentino e segnalato dai cacciatori alla Asl è stato oggetto di accertamenti di laboratorio che, stando a quanto emerge, si presume diano esito negativo alla peste africana, malattia suina rilevata invece al nord, in Piemonte e Liguria. Giorni fa la Regione Toscana ha emesso una ordinanza per la provincia di Massa Carrara, più esposta al rapido evolversi della situazione vietando attività venatorie e tutte le altre attività antropiche che possano favorire la dispersione dei cinghiali
Nell’Aretino e in tutta la Asl sud est situazione sotto controllo ma vigilanza innalzata. Con il direttore del servizio veterinario dell’Asl Tse area Est, dottor Ettore Barneschi, facciamo il punto.

Dottore, peste suina quindi non presente da noi.

“E’ così. Tuttavia il virus ha un’altissima contagiosità e le possibilità di espansione dal nord alle altre zone d’Italia sono alte”.

Cosa fare in questa fase?

“Se si trovano carcasse di cinghiali o cinghiali feriti occorre segnalarlo al proprio distretto di appartenenza della Asl per consentire tutti gli accertamenti.Allo studio un numero unico regionale”.

A chi rivolgete l’appello alle segnalazioni?

“A chiunque abbia occasione di frequentare luoghi all’aperto dove vivono i cinghiali. I cacciatori, esperti conoscitori del territorio, sono stati sensibilizzati e fanno la loro parte”.

Ma come può passare questo virus dal cinghiale al maiale che non vaga nel territorio?

“Ci sono allevamenti allo stato semibrado nei quali il contatto con il cinghiale può avvenire magari per una falla nella recinzione. Succede. In Toscana sono stimati circa 90 mila suini di cui 6 / 7 mila allevati allo stato semibrado e la maggior parte proprio nella Toscana Sud est che comprende la provincia di Arezzo, il Senese con la “cinta” e Grosseto. Ci sono poi gli allevamenti domestici anch’essi esposti al rischio”.

Virus che colpisce solo i suini e non l’uomo.

“Sì. Ma gli effetti del dilagare della peste sarebbero disastrosi per tutta l’economia che ruota intorno ai suini. Nell’Aretino e nel Senese i prodotti con carne suina di estrema qualità commercializzati anche all’estero, anche Giappone, Australia, Usa, rappresentano cifre importanti per economia e occupazione”. 

Come avviene il passaggio della peste da un animale all’altro?

“A diffondere il virus è il cinghiale malato, che può spostarsi per molti chilometri, ma il contagio può avvenire anche attraverso frammenti o altro provenienti dall’animale infettato e trasportati da altri animali, come volatili, oppure lo stesso uomo, calpestando materiali contaminati, ancora alimenti contaminati, magari trasportati dalle persone da paesi infetti. La peste suina oltre ad essere molto contagiosa ha molto spesso esito mortale per gli animali colpiti”.

Quanti sono i cinghiali presenti in Toscana?

“Si stima una presenza intorno ai 40/50 mila capi, che sono moltissimi, 4 o 5 volte più di quanti dovrebbero essercene fisiologicamente. La funzione di equilibrio che svolge il lupo non è sufficiente. Gli abbattimenti, pur aumentati, neanche. Molte sono le cause della proliferazione. Non ultimo il fatto che oggi le femmine di cinghiali partoriscono con più frequenza e con u numerosità di nati enorme, anche con sei/sette soggetti a parto”.
Tanti. Troppi. Anche dannosi. Ma la peste sarebbe la strada più onerosa per diminuirne il numero.