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Arezzo, "carrozziere falso medico" a processo: ma l'accusa cade e viene assolto. Solo naturopata

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Luca Serafini
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Quando scoppiò il caso qualcuno lo aveva ribattezzato “dottor carrozziere”, in quanto titolare di una avviata officina ma nello stesso tempo impegnato a ricevere assistiti come naturopata. Accusato di esercizio abusivo della professione medica e finito sotto i riflettori della cronaca, il cinquantenne aretino G.T. è stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” al termine di un processo durato quasi due anni e a distanza di quattro dal blitz.

Alla fine, non è emersa la prova che l’uomo abbia realmente svolto pratiche da medico senza averne i titoli: nel suo ambulatorio non ci furono vere e proprie visite né prescrizioni di farmaci che presuppongono la richiesta da parte di veri medici. Solo e soltanto attività di naturopata, appunto, con consigli dispensati ai clienti senza travalicare nella sfera professionale che non gli competeva.

Saranno comunque le motivazioni del giudice monocratico di Arezzo Giampaolo Mantellassi, una volta depositate entro 90 giorni, a chiarire tutti gli aspetti del controverso caso che ha visto l’Ordine dei medici di Arezzo costituito parte civile nel processo. La procura, convinta della colpevolezza dell’imputato, con il pm di udienza dottor Luigi Niccacci, aveva chiesto la condanna a sei mesi di reclusione. E i medici, concordi, chiedevano un risarcimento per il danno arrecato all’ordine.

Ma la linea accusatoria si è infranta alla distanza, fino al verdetto assolutorio che dà ragione all’uomo - presente in aula alla lettura del dispositivo - e ai suoi difensori, gli avvocati Andrea Tiezzi ed Emanuela Di Felice. Le indagini della Guardia di Finanza erano partite da un esposto. Vennero eseguite perquisizioni, prelevato materiale, fatti meticolosi accertamenti. Nonostante le memorie difensive presentate al termine dell’inchiesta con le quali si sosteneva la legittima attività di naturopata e non l’esercizio abusivo della professione medica, scattò il rinvio a giudizio con il processo durato più di un anno e mezzo con oltre quindici testi sentiti. In quel febbraio 2018 il caso del “falso medico” operante tra la Valdichiana e Arezzo suscitò clamore: il socio di una carrozzeria che, secondo quanto si contestava, riceveva persone anche con gravi patologie, perfino malati di cancro, e senza avere i necessari titoli indicava loro cure da seguire.

Il cinquantenne svolgeva effettivamente presso un noto poliambulatorio cittadino, l’attività di naturopata, disciplina che rientra tra quelle che per la Regione Toscana sono definite del benessere e bio-naturali, quindi non attività medica né paramedica, con la sola finalità dell’educazione, della prevenzione e del benessere della persona. Ma secondo le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria, l’uomo si sarebbe spinto oltre con visita e raccolta dell’anamnesi dei pazienti, l’esame di referti di laboratorio o altri esami clinici, fino alla prescrizione di farmaci (essenzialmente vitamine).

Vennero sentiti gli assistiti, messo insieme il denso faldone. Il naturopata che vantava titoli accademici rilasciati da università italiane ed estere non riconosciute dall’ordinamento nazionale, è stato processato ma dall’analitico dibattimento è uscito assolto. Innocente. Bolla di sapone. Non un finto medico, per la sentenza, ma naturopata. E socio di una carrozzeria.