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Arezzo, barista: "Incassi bassi e le bollette raddoppiano. Rischio anche lo sfratto"

Francesca Muzzi
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“Ma lo vedete quanta gente c’è in giro? Praticamente siamo tornati al lockdown con la differenza che stavolta ci fanno tenere aperti, ma siamo vuoti”. Romina Cicala è la titolare, insieme alla figlia Alessia del bar La Chicheria in via Vittorio Veneto. Giovedì ha fatto sentire la sua voce anche dalla trasmissione Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio. La situazione per gli esercenti non è delle migliori. “Tra le persone che sono positive e quelle che stanno in quarantena praticamente Arezzo si è svuotata - dice Romina - I nostri incassi di giornata variano. Un giorno possiamo guadagnare 100 euro e quando va bene, invece, 150. Capite che non è facile tenere un bar aperto in queste condizioni, perché poi le spese superano sempre gli incassi”. Accanto infatti ai pochi guadagni, quest’anno ci si è messo anche il caro bollette. “Mi è arrivata quella della luce pari a 432 euro, quando prima utilizzando le stesse cose, ne pagavo 300. Praticamente ogni due mesi pago una bolletta di 900 euro e sono tante, perché i consumi sono sempre gli stessi. Io dico che a volte fermarsi è meglio che andare avanti”. “L’anno scorso - dice ancora Romina - durante il lockdown avevano bloccato rate e quanto altro. Quest’anno invece sono ripartite e alla fine mi aspetto anche lo sfratto, perché sono indietro con l’affitto. E’ dura, vi assicuro. E a completare il tutto, anche le bollette raddoppiate”. E il caro bollette - rincari su luce e gas - colpisce anche i ristoranti. Luca Fabianelli dell’Anticafonte si è visto recapitare una bolletta di 3200 euro della luce. “Un tempo ne pagavo 2000 e prima della pandemia 1600. E ancora non è arrivata la bolletta del gas che mi immagino sia molto più alta”, dice. Anche per Luca il periodo è quello che è: “Al di là che sappiamo tutti che gennaio non è un gran mese per i ristoranti, dopo le feste di Natale, anche io però vedo che non c’è grande movimento. Ogni tanto ci sono giornate buone, altre e sono le più meno buone. Abbiamo perso anche i pranzi aziendali, e quando si parla di aumenti non sono solo luce e gas, ma anche materie prime come caffè e farina”. “Purtroppo è così - conclude Luca - Mi auguro solo di tornare in fretta alla normalità”. Stefano Mearini è invece il rappresentante Fipe-Confcommercio: “E’ un periodo così - sottolinea - Basta fare un giro per la città e vediamo che ci sono anche meno auto rispetto a quello che avviene di solito. La gente è a casa. Positiva o in quarantena, per questo anche nei nostri locali ne circola meno. Capisco quando si dice che tenere chiuso converrebbe di più, piuttosto che lasciare aperto e guadagnare cento euro. Ma personalmente penso che tenere aperto anche solo mezza giornata è importante, soprattutto per quei clienti che hanno il bar come punto di riferimento. E’ a loro, alle persone che ancora frequentano i nostri locali che non possiamo togliergli anche questo”.