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Arezzo, ragazza accusa: "Violentata da dipendente dell'Asl durante l'orario di lavoro"

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“Il dipendente dell’Asl mi ha violentata”. L’accusa è pesantissima e riguarda un quarantenne aretino operatore dell’azienda sanitaria. Il fatto risale al 2019, in una sede dei servizi territoriali della provincia di Arezzo. 
Il crudo capo di imputazione descrive un abuso sessuale che la donna, 23 anni, in quel periodo impegnata per il servizio civile, ha riferito prima in una denuncia e poi nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto durante le indagini preliminari. 
L’uomo nega con decisione e sostiene una verità diversa.
Ieri con l’audizione di quindici testimoni è cominciato nell’aula Graverini della Vela il processo davanti ai giudici del tribunale in composizione collegiale, con presidente Filippo Ruggiero. L’imputato, che era presente con a fianco l’avvocato Luca Bufalini che lo difende, ha scelto il rito ordinario, che pure lo espone pubblicamente, per poter contestare con documenti ed elementi, la ricostruzione dei fatti così come è formulata nel capo d’accusa. 
La donna che ha puntato l’indice verso di lui svolgeva attività di tirocinante in base a un progetto della Regione Toscana nello stesso ambiente sanitario e stando al suo racconto fu vittima di violenza sessuale all’interno di una stanza: ora è parte civile nel procedimento, assistita dall’avvocato Edy Cassioli, ed ha chiamato l’Asl nel processo come responsabile civile. Ma a sua volta anche l’azienda sanitaria si è costituita nel processo al dipendente, riservandosi rivendicazioni in caso di condanna. L’Asl è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Nerio Carugno. 
I giudici ieri per lunghe ore hanno ascoltato colleghi di lavoro dell’imputato, i superiori del servizio nel quale operava in quel periodo, i familiari della ragazza, gli inquirenti della Polizia di Stato che si sono occupati della delicata vicenda, i sanitari che la visitarono al pronto soccorso.
Nel fascicolo partito dalla denuncia della 23enne ci sono il referto medico, le dichiarazioni acquisite dagli inquirenti, il contenuto dell’incidente probatorio ed anche la comparazione del dna dell’imputato (che si è sottoposto spontaneamente al prelievo salivare) con campioni trovati negli indumenti della ragazza. 
Materiale che è risultato sufficiente per rinviare a giudizio il quarantenne il quale però, ritenendosi ingiustamente accusato, non ha scelto il rito abbreviato ma intende difendersi e ribattere punto su punto, producendo le sue argomentazioni e le sue prove a discarico. 
Inutile dire che la brutta vicenda è di una delicatezza assoluta, con una giovane donna, da un lato, che sostiene di essere stata abusata sessualmente e un uomo incensurato che non accetta l’etichetta di violentatore che si vede attribuire, con reputazione e posto di lavoro a rischio. 
Il dibattimento prevede la prossima udienza il 21 febbraio quando saranno sentiti consulenti e testimoni portati dalla difesa. 
Poi, quando la vicenda sarà lumeggiata nei suoi vari aspetti, si andrà verso le conclusioni, con le richieste del pubblico ministero, la dottoressa Elisabetta Iannelli, le arringhe delle parti e alla fine il verdetto dei giudici che dovranno stabilire cosa accadde realmente in quell’ambulatorio.

L.S.