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Arezzo, paziente palpeggiata durante prelievo del sangue: indagato operatore sanitario

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E’ indagato per atti sessuali e non è più al lavoro nel Punto prelievi del San Donato l’infermiere che all’inizio di dicembre finì al centro del caso dei palpeggiamenti su una paziente. E’ un dipendente dell’Asl in età matura, assolutamente senza precedenti, che adesso deve vedersela con la scomoda accusa. Dopo un primo momento di riflessione, la giovane donna avrebbe quindi deciso di formalizzare la denuncia e la Questura di Arezzo con il suo personale specializzato nei casi di questo tipo ha sviluppato l’indagine. Ora il procedimento penale potrebbe sfociare nella richiesta di rinvio a giudizio, con la fase in cui l’episodio dovrà essere definitivamente chiarito e giudicato per l’effettiva gravità.
L’episodio emerse in seguito ad un annuncio pubblico attraverso i social, dell’associazione Collettivae, che si batte contro le sopraffazioni sulle donne e ogni tipo di violenza di genere. La 25enne, in base al racconto, si era recata al Punto prelievi del sangue dell’ospedale e, una volta sistemata sul lettino, con l’ago sul braccio, avrebbe subito il toccamento nelle parti intime da parte dell’operatore sanitario, con apprezzamenti pesanti. Tutto in pochi istanti, all’interno del box 4 dove lei si era presentata per il prelievo del sangue. Prima ancora della denuncia penale, l’Asl si attivò immediatamente e senza perdere tempo, con lo stesso direttore generale Antonio D’Urso che nelle ore successive annunciò l’avvio di una indagine interna. Facile risalire al personale in servizio sabato mattina 4 dicembre al centro prelievi e individuare la persona sulla quale si addensavano i sospetti. Se gesto equivocato, leggerezza o qualcosa di più grave è quello che alla fine dovrà appurare il procedimento penale. Riserbo, garanzie e prudenza sono d’obbligo in questi caso, anche se da più parti in città si levò forte l’indignazione per un fatto del genere, in ambito sanitario, che va a discapito della stessa categoria degli infermieri per la colpa, se dimostrata, di uno solo. Al di là della denuncia presentata dalla paziente, il procedimento penale sarebbe potuto comunque andare avanti in quanto la molestia è aggravata dal fatto di essere avvenuta da parte di persona incaricata di un pubblico servizio. L’Ordine delle professioni infermieristiche espresse solidarietà all’associazione Collettivae su un tema come quello del rispetto delle donne. 
Le indagini non hanno consentito di accertare, come sembrava in un primo momento, ulteriori episodi di atteggiamenti sopra le righe della stessa persona che tuttavia rischia, oltre a conseguenze penali anche sotto il profilo lavorativo.

Luca Serafini