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Arezzo, asta deserta per l'ex Konz: area commerciale nell'oblio dopo fallimento. Prezzo, storia, potenzialità

Luca Serafini
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L’ex Konz è un altro pugno nello stomaco in una città che non riesce a ripartire, a riconvertire i luoghi di un passato glorioso sempre più dimenticato. Deserta, il 20 gennaio scorso, l’asta per collocare la grande area lungo la Setteponti che è stata sede dell’operosa attività commerciale aretina. Fallimento del 2019, dopo gli ultimi tentativi di ripartenza, poi immobili in abbandono senza una prospettiva.

Qui si rifornivano gli operatori del commercio: posizione strategica alla periferia della città e grandi spazi. Tuttora dalle indubbie potenzialità. Ma nessuno si è fatto avanti: la base d’asta era fissata in 3 milioni e 321.600 euro con possibilità di offerta minima riducendo la cifra del 25%. Altro giro altra corsa tra qualche mese. Negli anni scorsi imprenditori seriamente interessati all’area si erano proposti, poi la sentenza del tribunale ha mutato il quadro e con una nuova perizia alzato il prezzo.

 

 

 

Così in via Setteponti 22 sorge una delle innumerevoli cattedrali polverose esposte a inquilini abusivi e scorribande. La cronaca cittadina racconta di un giovane seriamente ferito nella caduta all’ex Konz durante una esplorazione avventurosa lo scorso anno. In precedenza una coppia di magrebini fu trovata alloggiata qui. L’immobile e la superficie torneranno di nuovo in vendita con ribasso 20%. Curatore fallimentare è l’avvocato Luca Gratteri di Roma, giudice della procedura Andrea Turturro. L’ultima attività condotta qui fu il cash and carry ma l’operazione rilancio non riuscì. Perfino una coda giudiziaria con processo per bancarotta. La storia di Konz affonda le radici nell’Ottocento quando ad Arezzo arrivò l’intraprendente elvetico Giacomo Konz. Da qui il nome “Gli Svizzeri” per i mitici empori di Corso Italia (dove il bar al Canto de’ Bacci, con gli arredi originali, tiene viva la memoria) e in via Vittorio Veneto.

 

 

A dirigere fin dal 1948 la società della distribuzione fu Elio Faralli, storico presidente della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio (fino al 2009) morto nel 2013 a 91 anni. E fu lui a trasferire l’attività in via Setteponti negli anni ‘60. Una brillante avventura imprenditoriale. Poi l’uscita della famiglia Faralli da Konz ha inciso nell’inesorabile declino. Arenata l’operazione del 2014 (Pentamarket - Cedi) con vendita prodotti per ristoranti, pizzerie, bar e famiglie con partita Iva. Sfumò il salvataggio con Cadla-Despar, a sua volta naufragata. The end.

 

 

 

All’asta vanno fabbricati costruiti per esigenze industriali. Il vecchio spazio vendita con locali di magazzino, servizi, spogliatoio dei dipendenti (erano decine), ripostigli, celle frigo, disimpegni, uffici. E poi tettoia, pedane di carico e spazio di manovra coperto. Ambienti anche al primo piano, in più due fabbricati ad uso magazzino collegati tra loro ed altri ancora, compreso l’alloggio del custode. Il luogo si presta ad una operazione commerciale con svariate declinazioni. L’appetibilità urbanistica è frenata dal prezzo e dai tempi difficili (ex Lebole docet). La collocazione iniziale della ex Konz nel 2021 era di 5 milioni e 190 mila euro. Tra qualche mese quarto tentativo.