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Arezzo, il caro bollette colpisce anche le chiese. Don Adriano: "Dura per i preti di campagna"

Francesca Muzzi
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Don Adriano Ralli fa il conto delle parrocchie che sono sotto la sua gestione. “Due chiese a Pieve San Giovanni, due a Castiglion Fibocchi, una a Meliciano e un’altra a Gello. Queste sono quelle aperte. Sei in totale, ma se conto anche le chiese che sono chiuse arrivo a dieci”. Don Adriano è il classico prete di campagna. Dove lo chiamano va. Con la sua ape che ha comprato giusto in tempo, due anni fa, per dare l’acqua santa quando, per colpa della pandemia, non si poteva andare di casa in casa e lui allora trovò il modo di benedire tutto il paese con il suo mezzo un po’ speciale. Così come trovò il modo di fare tornare la gente in chiesa con la distanza di un metro l’uno dall’altro. Addirittura chiese aiuto al geometra del Comune per farsi aiutare a tracciare le linee tra una panca e l’altra.

 

 

Questo è don Adriano che spacca la legna mentre parla con noi, si prepara semplici e dignitosi piatti che a volte condivide con qualcuno più sfortunato e che in questi due anni di pandemia ha dovuto stringere la cinghia. “La gente ha paura del virus non viene più in chiesa”. Don Adriano non lo dice chiaramente, ma ci fa capire che meno presenze significano anche meno offerte. Specie in questo momento di aumenti di luce e gas. Il caro bollette che ha colpito le abitazioni quanto le aziende quanto i bar e i ristoranti, è arrivato fin dentro la casa di Nostro Signore. E se per chi ha una chiesa sola tutto sommato riesce a sopravvivere, il difficile diventa per chi, come don Adriano, ne deve gestire sei. “E mica solo le chiese - dice - ma anche i locali dove svolgiamo le attività di catechismo. Anche quelli devono essere riscaldati e devono potere tenere le luci accese”. In questo primo mese dell’anno, le bollette sono aumentate. “Praticamente a me ne arrivano una trentina tra la chiesa di Castiglion Fibocchi che diciamo è la principale e tutte le altre. Solo a Castiglion Fibocchi spendo al mese 500 euro di luce e altrettanti di metano. Poi mettiamoci anche tutte le altre e si arriva a pagare anche 700-800 euro”.

 

 

Ma chi paga? Don Adriano allarga le braccia e risponde: “Come chi paga? Io. Ogni mese, oppure ogni due mesi porto i soldi al nostro cassiere che tiene i conti e che poi paga le bollette. Io ho un’entrata minima, ma non ho tredicesime o altro. La macchina è la mia, il telefono lo stesso. Diciamo che per il momento, si fa pari con la chiesa di Castiglion Fibocchi, ma per il resto come faccio?”. Una domanda che si è sentito rivolgere più volte anche dagli stessi fedeli ai quali don Adriano non dice mai di no. “In questi mesi di pandemia ho cercato di aiutare chiunque ne avesse bisogno”. Ma durante questo Covid c’è anche il risvolto della medaglia che riguarda proprio i fedeli: “Se prima in chiesa ci veniva abbastanza gente e le offerte erano proporzionate, oggi il virus ha messo ko tante persone che hanno anche paura ad uscire da casa. E per noi piccoli preti è un disastro anche questo. Le offerte non arriva e se lo fanno sono poche”. Tra un po’ sarà di nuovo periodo di acqua santa. Una volta era il momento dove i sacerdoti passando di casa in casa potevano anche contare su oboli da parte delle famiglie. Ma ora sono due anni che non è più così: “Dispiace non fare più visita alle famiglie”, anche perché era il momento che ognuna poteva dare una mano. Chissà se quest’anno riusciremo a tornare come una volta”. Un periodo che rischia di intaccare le piccole parrocchie di campagna: “Io sto facendo di tutto affinché chiese come quella di Gello o di Pieve San Giovanni restino aperte, perché sono sempre un punto di riferimento per il paese. Ma se continuano gli aumenti e se continua questa pandemia che tiene lontana la gente dalle nostre chiese è dura continuare a rimanere aperti”. Un problema che per il momento non sembra esserci nelle grandi chiese cittadine. “Io non lo so - dice ancora don Adriano - mi dispiace per le mie chiese e per i miei fedeli, ma finché resterò qua lotterò ogni giorno affinché le mie sei chiese restino aperte. Perché se qualcuno avrà bisogno le porte devono restare spalancate e io, per tutti, ci sarò sempre”.