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Arezzo, signora ritrova elmetto tedesco nel luogo della strage di San Polo e lo dona al museo

Alessandro Bindi
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Elmetto tedesco riemerge dai luoghi dell’eccidio di San Polo. Dal giardino di una abitazione utilizzata durante il secondo conflitto bellico dai tedeschi come caserma, riaffiora il triste cimelio testimone della tragedia, uno dei capitoli più tragici della storia di Arezzo. 

“L’elmetto con molta probabilità ha sentito gli spari della tragedia che ha colpito un’intera comunità” ipotizza Rudi Lapini, presidente dell’associazione Quelli della Karin, impegnata nel tenere in vita la memoria intorno ai fatti che colpirono il territorio aretino durante la guerra. 

L’elmetto tedesco modello m35 è esposto al museo della Seconda guerra mondiale di Subbiano e va ad aggiungersi ai numerosi cimeli custoditi all’interno del percorso museale tenuto in vita dalla passione e dalla sensibilità degli iscritti e di chi lo visita. 

Ad arricchire la collezione, aggiungendo una tragica ma importante testimonianza relativa all’eccidio di San Polo, è una signora aretina che preferisce l’anonimato ma che di persona ha consegnato il cimelio ritrovato durante alcuni lavori di sistemazione del giardino di casa. 

“Un luogo per lei familiare” spiega il presidente di Quelli della Karin, “che era stato requisito dai tedeschi durante la guerra. Il passaggio generazionale ha tramandato di padre in figlio i ricordi di guerra e nei racconti di famiglia è sempre emersa la presenza tra quelle pareti dei tedeschi della 94esima Divisione di fanteria che poi furono responsabili della strage perpetrata il 14 luglio del 1944 quando furono trucidate con raffiche di mitra 65 persone fra partigiani e civili, senza risparmiare bambini, donne e anziani.

Un efferato eccidio tra i più crudeli registrati nel territorio aretino e del quale, a distanza di quasi 80 anni, è viva l’indignazione per un crimine disumano. “L’elmetto rinvenuto” commenta Rudi Lapini, “contribuirà a tenere in vita il ricordo e il sacrificio delle vittime. Apprezziamo il gesto della signora per averci scelto come custodi del prezioso simbolo della memoria. La signora ce lo ha consegnato ritenendoci meritevoli e con orgoglio lo abbiamo ripulito, restaurato e d’ora in avanti sarà esposto al museo”.

Un museo alimentato dall’interesse per la storia della Seconda guerra mondiale cui si aggiunge la passione legata alla ricerca con metal detector. Un’attività che ha permesso a Quelli della Karin di recuperare le ogive dei proiettili sparati per uccidere 17 civili durante la strage di San Severo. La stessa professionalità che ha permesso di far emergere dal terreno anche la piastrina militare del partigiano Tagano, il subbianese Domenico Galli, simbolo della Resistenza, restituita alla vedova alcune settimane fa. 

Cimeli di guerra recuperati dal sottosuolo, seppelliti per decenni e capaci, a distanza di ottant’anni, di parlare e ricordare tragici episodi di guerra facendo riaffiorare storie ed emozioni.