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Imprenditore dell'abbigliamento evade 760 mila euro: scattano sequestri. "Errore del commercialista, pago"

Luca Serafini
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Ha omesso versamenti al fisco per due anni di fila totalizzando un’evasione da 760 mila euro. Tanta roba. L’Agenzia delle entrate se n’è accorta e la Guardia di finanza ha sviluppato le indagini su un navigato imprenditore aretino, 75 anni, che ha in capo una serie di negozi di abbigliamento in città. Risultato: conseguenze penali con sequestro dei suoi beni fino a mettere insieme la consistente somma evasa. Nello specifico, bloccata la bellezza di 340 mila euro trovati nei conti correnti dell’uomo e scattati i sigilli per cinque immobili. Un brutto colpo per l’imprenditore che nei suoi negozi dà lavoro a cinquanta dipendenti. Un furbetto dell’evasione? A quanto filtra sembra emergere una realtà diversa, con il 75enne che sostiene di non aver deliberatamente omesso i versamenti delle ritenute fiscali e dell’Iva nelle annualità 2016 e 2017.

 

 

 

Il fatto è, lamenta, che l’autore del pasticcio sarebbe il commercialista. Sì, a dire dell’imprenditore dell’abbigliamento ci sarebbe stato un errore materiale nella compilazione dei documenti dichiarativi. Nessuna vera frode, niente carte falsificate, solo e soltanto il clamoroso sbaglio nella compilazione dell’adempimento, segnando codici tributari sballati, così che una parte di ritenute e di Iva è rimasta non pagata. Questione prettamente tecnica quindi e non un’iniziativa criminosa, sostiene sempre l’imprenditore della moda. Che da un lato si riserva eventuali azioni verso il commercialista ma soprattutto si è già messo in moto con i suoi legali per sistemare la situazione. In primo luogo chiede alla procura della repubblica - titolare del caso è il pm Marco Dioni - che i 340 mila euro già confluiti nel Fug (fondo giudiziario) siano sbloccati per poter andare dritti dritti all’Agenzia delle entrate.

 

 

 

Poi dovrà pagare anche la rimanente parte di versamenti saltati, e così facendo si sarà rimesso in paro con estinzione degli addebiti di natura fiscale e tributaria che ora gli sono contestati. Insomma, quello che si è verificato sarebbe un mero cortocircuito figlio di equivoci e grossolane imprecisioni, comunque sanabile. Quando l’uomo avrà definito la sua posizione, potrà tornare in possesso dei beni immobili - abitativi e commerciali - che gli sono stati sequestrati per 420 mila euro, fino a compensare il profitto derivato dai reati tributari scoperti. Ad operare sono stati gli uomini del gruppo di Arezzo delle fiamme gialle, su disposizione della procura. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal gip del tribunale di Arezzo con scopo preventivo finalizzato alla confisca.

Tutto era cominciato con una ispezione delle Entrate che aveva posato la lente su una società aretina i cui conti risultavano anomali. I sequestri sono scattati in base alle evidenze probatorie raccolte dagli inquirenti, impegnati nel lavoro a tutela dell’imprenditoria legale, al contrasto dell’evasione e delle frodi fiscali che generano concorrenza sleale. L’imprenditore aveva pagato le tasse, ma non per intero: rivendica la sua verità e si impegna a saldare. I negozi di abbigliamento in franchising che conduce, intanto, sono rimasti aperti e operativi.