Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, morto sul lavoro nel cantiere edile nel 2006: ancora i familiari non sono stati risarciti. Battaglia legale infinita

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

E’ morto sul lavoro nel 2006 ma a distanza di quindici anni e tre mesi dal tragico incidente nel cantiere di Battifolle, i familiari di Claudio C. non hanno ancora ricevuto quello che spetta loro come risarcimento. Nonostante la Cassazione abbia confermato in via definitiva condanne e obblighi. Il caso è quello del lavoratore di 39 anni che perse la vita durante la costruzione del Park Hotel nei pressi del casello autostradale. Era il 13 novembre 2006. L’uomo fu colpito da una pesante lastra copri tombino che si sfilò dall’imbracatura durante il sollevamento con la gru e lo centrò, causandogli lesioni mortali. Il procedimento penale si è concluso con sentenza definitiva di colpevolezza per quattro soggetti, con pene tra i sei mesi e un anno e otto mesi: colpevoli il committente dell’opera, il responsabile dell’impresa subappaltante, il professionista coordinatore dei lavori, il manovratore della gru. Nel 2015 la Suprema Corte pose la parola fine al procedimento penale durato nove anni e che già in appello aveva fatto scattare risarcimenti in via provvisionale. Ma passare alla riscossione è stato ed è un’impresa titanica. Motivo? La ditta principale non aveva l’assicurazione. Sul versante civile la situazione è tuttora aperta e combattuta: si procede con i tempi della giustizia con i familiari della vittima - mamma, moglie, figli e sorella - ancora alla prese con un ginepraio di carte, di udienze, di trattative. Premesso che nessuna cifra economica restituirà loro il proprio caro - una perdita dolorosissima e incolmabile - e pur avendo riconosciuto l’Inail la rendita relativa all’infortunio mortale, dei 960 mila euro stabiliti dal giudice civile come risarcimento per la gravissima perdita dell’uomo, ne restano non corrisposti 700 mila circa. Una piccola parte è arrivata grazie ad una piccola assicurazione, con massimale basso, di una delle imprese coinvolte. Insufficiente a coprire tutto. Sono scattate iscrizioni ipotecarie, sequestri, azioni esecutive per aggredire beni e proprietà delle persone condannate e ricavarne qualcosa. La vicenda è tuttora in corso con l’avvocato Barbara Sodi che porta avanti le ragioni degli eredi di Claudio C. in un percorso complicato e con mille ostacoli. A rendere tutto più difficile c’è il fatto che la società proprietaria dell’immobile aveva già contratto forti debiti bancari ed è sprofondata in una gravissima crisi e le proprietà sono state bloccate dai creditori: l’hotel teatro della sciagura sul lavoro è oggetto di pignoramento. Insomma il recupero delle somme statuite dalla giustizia è difficilissimo e con tempistica assurda. I figli del lavoratore, che oggi avrebbe 55 anni, sono diventati grandi e la ferita per la famiglia dell’uomo è impossibile da rimarginare. Il sostegno che almeno come parziale ristoro doveva venire dai processi, stenta ad arrivare. Perché, incredibile ma vero, il committente dell’opera costruiva senza avere una copertura assicurativa. Così per la morte di Claudio, vittima sul lavoro nel lontanissimo 2006 a causa di imperizie, negligenze e violazioni, giustizia non è ancora fatta.