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"Sono l'avvocato Menarini". Chi è il truffatore e come ha ingannato i titolari del bar promettendo affare con i cinesi

Luca Serafini
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“Sono l’avvocato Riccardo Menarini”. Si presentava così, con l’auto Bentley parcheggiata fuori e i modi convincenti. Quando ai titolari del noto bar di Arezzo, guadagnata la loro fiducia, ha proposto il colossale affare, purtroppo ci sono caduti. L’“avvocato” dal cognome importante prometteva la vendita della loro avviata attività a dei compratori cinesi disposti a pagare quasi un milione e mezzo di euro. Un affare. Per condurre l’operazione, però, aveva bisogno di soldi da destinare a professionisti di Milano. In questo modo ne avrebbe spillati 40 mila ai malcapitati, una coppia di stimati imprenditori. Più un orologio Rolex modello Submariner. Quella che sembrava una interessante opportunità era invece una truffa e l’altro ieri a porvi fine sono stati i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Arezzo: al momento del nuovo pagamento sono saltati fuori ed hanno arrestato l’uomo. Il suo vero nome è Roberto Meocci, già noto alle cronache e ai tribunali, 55 anni, originario di Sinalunga ma ora residente ad Arezzo. Alle spalle una serie di episodi vecchi ma anche nuovi che attendono di essere decriptati dagli inquirenti. Pare utilizzasse un cliché operativo simile e vincente declinato nelle varie situazioni. Sapendoci fare. Con proposte allettanti alle quali era facile credere. Al suo lavoro di intermediazione univa anche la strategia di telefonate fatte fare alle vittime da parte di fantomatici interlocutori con nomi roboanti, professionisti che assicuravano il loro impegno per il buon esito delle operazioni. Ma erano bufale. E le persone agganciate, alla fine si trovavano con un pugno di mosche in mano, dopo aver bruciato soldi. Come avvenuto al bar. L’arresto per l’episodio del locale è stato convalidato ieri pomeriggio dal giudice monocratico di Arezzo Michele Nisticò, che ha disposto l’obbligo di firma come misura cautelare per l’uomo, che ha problemi di salute, e che deve rispondere anche di evasione perché si trovava ai domiciliari (non riconfermati). E’ difeso dagli avvocati Francesco Cherubini del foro di Arezzo e Fabio Andreucci di Siena. I legali hanno depositato documentazione con la quale intendono chiarire la posizione di Meocci e la legittimità delle sue condotte. Il fascicolo è in mano al pm Laura Taddei. L’attività di indagine dei militari dell’Arma è stata rapida ed efficace, a seguito della denuncia del titolare del noto esercizio pubblico situato nella periferia di Arezzo. Ai carabinieri l’imprenditore ha detto di aver consegnato ad un sedicente avvocato, conosciuto qualche tempo prima, in più occasioni, 40.000 euro in contanti come corrispettivo da dare ad alcuni conoscenti (“procacciatore d’affari”, “firmatario dei bonifici” e “direttore generale”) che si erano impegnati a fare da intermediari per la vendita del locale a fantomatici imprenditori cinesi. La cessione avrebbe fruttato, alla fine, un milione mezzo di euro. Il truffatore, che i carabinieri definiscono pluripregiudicato per reati analoghi, era stato abile a carpire la fiducia e ad illustrare il business. Sul piatto, oltre ai soldi, era stato messo anche un Rolex. L’altro pomeriggio i carabinieri lo hanno trovato in possesso di 5.000 euro, che poco prima si era fatto consegnare dalla vittima come ulteriore rata per perfezionare l’operazione. Ora proseguono gli approfondimenti degli investigatori volti a comprendere se ci siano stati dei complici, e per accertare dove siano finiti i soldi spillati ai titolari del locale. Ma si indaga anche in altre direzioni sviluppando le denunce di altri cittadini che, ad Arezzo e fuori, sostengono di essere stati ingannati dall’avvocato Menarini.