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Arezzo, ristoratori e caro bollette: "Si risparmia sulle cappe e sui frigoriferi"

Francesca Muzzi
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Fabrizio Ferruzzi è direttore provinciale di Tni (tutela nazionale imprese) e titolare di un locale a Laterina. Il caro bollette, insieme ai rincari delle materie prime stanno mettendo in ginocchio anche i ristoratori. Un filetto, al chilo, da novembre che costava 27 euro, “oggi è arrivato a 33”, dice Fabrizio. “La lombata da 13 euro, ora siamo a 16. Prezzi che fanno storcere il naso ai clienti o che addirittura non li fanno tornare”. Perché Fabrizio sottolinea: “La gente quasi non ci fa caso se ci sono rincari al supermercato, ma quando si tratta dei ristoranti, l’approccio è diverso. Ma non è colpa nostra e sinceramente, proprio in questo momento dove abbiamo avuto un calo di clienti, non ci divertiamo ad aumentare i prezzi”. Le materie prime sono alle stelle, come la farina: “Su 25 chili, c’è il rincaro di 2 euro. Detta così non sembra niente, ma vi assicuro che in fondo al mese sono soldi”. Ad inizio anno nuovo, Fabrizio si è accorto che quando va a fare la spesa per il ristorante spende: “Il 25 per cento in più di quanto pagavo alla fine dello scorso anno”. Ma accanto a questo c’è anche il problema del caro bollette. “E ce ne accorgeremo nella bolletta che arriverà in questi giorni e che riguarda il mese di gennaio”. Il suo ruolo di direttore provinciale fa sì che in questi mesi ha raccolto gli stati d’animo di colleghi che dopo una buona ripresa, adesso si ritrovano a dovere fare i conti. Che sono anche salati. “Il caro bollette impone alcuni risparmi. Tra questi ci sono le cappe delle cucine. Mi spiego. Alcuni miei colleghi, le accendono solo quando c’è stretta necessità. Un tempo invece si accendevano la mattina quando iniziava il lavoro e si spengevano una volta terminato. Ma il loro consumo è importante e quindi meglio tenerle accese solo in casi urgenti”. Il risparmio delle bollette anche per quanto riguarda i frigoriferi. “Anch’io se prima usavo tre frigoriferi, oggi ne tengo accesi solo due. Per cercare di risparmiare il più possibile”. Un tirare la cinghia che mette a rischio anche i posti di lavoro. “Nei giorni scorsi - dice ancora Fabrizio - siamo stati a Roma a manifestare. Abbiamo portato con noi diecimila lettere di licenziamento di altrettanti lavoratori che rischiano il posto”. E ad Arezzo e provincia la situazione com’è? “Stiamo facendo i salti mortali per cercare di non licenziare nessuno e per tenere i nostri dipendenti”. Anche perché tra qualche settimana, sperano i ristoratori, ci potrebbe essere l’altro volto della medaglia. “Vale a dire che non ci possiamo permettere di perdere personale, altrimenti nel momento in cui ci sarà la ripresa, dobbiamo andare a cercarne di nuovo - sottolinea il direttore provinciale - e so di colleghi che lo scorso anno, per esempio, hanno dovuto faticare per trovare cuochi o camerieri”. “Quindi - conclude Fabrizio - Teniamo duro e andiamo avanti”. Con un frigo in meno e, a volte, senza cappe.