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Arezzo, tre disabili morti nel pulmino contro albero: conducente condannata. Ma dubbio da sciogliere

Luca Serafini
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Il pulmino della cooperativa finì contro un albero e nello schianto morirono tre disabili, altri quattro rimasero seriamente feriti. Due anni dopo il terribile incidente alla Fratta di Cortona (2 marzo 2020) la conducente del mezzo - F.I. quarantenne di Castiglione del Lago - è stata processata con rito abbreviato e condannata a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Era accusata di omicidio plurimo. Nella sua condotta di guida il pm Marco Dioni ha ravvisato responsabilità colpose per la gravissima tragedia, anche se la donna dal canto suo lamenta il fatto che quella sera era sola nel viaggio con la numerosa comitiva di disabili non facile da controllare. E mentre era al volante sostiene di essere stata disturbata dai movimenti dei ragazzi. Ma su questo è in piedi un altro procedimento che deve essere definito. Ieri intanto il giudice Giulia Soldini ha emesso la sentenza di condanna che oltre alla riduzione di un terzo della pena per effetto del rito, tiene conto delle attenuanti generiche e dell’attenuante speciale (7° comma) che afferma come l’incidente non fu conseguenza esclusiva del comportamento di guida dell’autista. Saranno le motivazioni, tra novanta giorni, a spiegare se per il giudice hanno avuto un peso le condizioni meteo (pioveva), della strada (stretta, buia e insidiosa per curve e alberi ai lati) o, appunto, omissioni del datore di lavoro, la cooperativa, rispetto a norme di sicurezza e custodia dei disabili. Il pulmino era ripartito da Manciano di Castiglion Fiorentino, dopo il corso di ballo, e doveva tornare per cena a Villa Mimose, residenza per ospiti con disabilità al Ferretto. Il Renault 9 posti uscì nel lato opposto della strada e si schiantò sul tronco di una pianta. L’impatto fu violento. Morirono Selene Foschi, 43 anni di Livorno, Luigi Romano, 45 anni di Firenze originario di Napoli, e Ivan Osmeri, 45 anni, di Passignano. Uno strazio per le famiglie. La conducente del mezzo, dipendente della cooperativa Residenze riabilitative, origini rumene ma residente al Trasimeno, restò ferita e fu indagata. Era lucida e sobria, appurarono le analisi. Non ha trovato riscontro la voce che avesse il telefonino in mano. La velocità sarebbe stata superiore ai 50 e inferiore ai 70 km orari. La condanna a 2 anni e 8 mesi (il pm aveva chiesto 3 anni e 4 mesi) presuppone l’affidamento in prova ai servizi sociali, una volta passata in giudicato. L’avvocato Marta Tofani, difensore della donna, si riserva di impugnare la sentenza in appello. Nel processo non c’erano parti civili: risarcimento dell’assicurazione per i familiari delle vittime, in corso di definizione quelli per i feriti. E resta aperta la controversia con la cooperativa sul sovraccarico di ruoli affidati alla quarantenne, autista e accompagnatrice di sette disabili.