Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Crac Banca Etruria, in 177 pagine i pm di Arezzo ricorrono in appello contro le assoluzioni per bancarotta

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Centosettantasette pagine per ribaltare il processo che ha fatto flop, quello sul crac di Banca Etruria finito il primo ottobre 2021 con tutte le ipotesi di bancarotta evaporate in una raffica di assoluzioni. Il procuratore della repubblica Roberto Rossi ha depositato ieri il ricorso per l’Appello. Insieme ai colleghi del pool (Julia Maggiore e Angela Masiello) ha lavorato con cura certosina e convinzione nelle proprie tesi alla stesura del documento. Sono fermamente convinti, i magistrati aretini, che la serie di affidamenti messi in fila nelle lunghe indagini, meritano la condanna. Palate di soldi buttati via sapendo di buttarli via: questa l’impostazione dei pm che invece non è passata, se non per il solo Alberto Rigotti, finanziere ed ex membro del cda condannato a 6 anni di reclusione. Anche lui farà appello per ottenere, al contrario, l’assoluzione. Inizia dunque il secondo tempo di una partita che nel primo ha registrato la vittoria delle difese degli imputati, anche eccellenti, finiti davanti al tribunale. La sentenza fece clamore in tutta Italia, con l’effetto della montagna che partorisce il topolino. Nelle 555 pagine di motivazioni, il presidente Gianni Fruganti, alla sua ultima fatica prima della pensione, scrisse che gli affidamenti che polverizzarono milioni di Banca Etruria - prestiti senza ritorno - determinarono sì gravi perdite al patrimonio dell’istituto di credito poi fallito, ma si trattò di operazioni che rientrano nel normale rischio di mercato, se non addirittura di situazioni nelle quali Bpel fu truffata da coloro che avevano richiesto il prestito. Niente bancarotta fraudolenta né semplice, quindi, per tutti gli imputati (eccetto Rigotti): erano 24, due dei quali deceduti. Fruganti è stato ficcante nel suo testo: “Capo di imputazione singolarmente scarno”, “nulla di significativo è indicato quanto a modalità di attività dissipativa e distrattiva”. Sullo scenografico yacht mangia-milioni, quello arrugginito nel cantiere, e su tutte le altre operazioni dissennate, i giudici di primo grado hanno tirato un bel rigo sopra. “Postulati indimostrati”. “Assiomi”. Tanti denari bruciati, ma da qui a stabilire la penale responsabilità di chi decideva affidamenti, preparava delibere, le assecondava e le doveva controllare, ce ne corre.[TESTO][TESTO] Niente dissipazione e distrazione dei soldi della banca andata in dissesto: 11/2/2016 l’insolvenza. Nessuno ha spolpato niente, solo azioni fisiologiche andate male. Unico colpevole Alberto Rigotti: “Condotta altamente spregiudicata”, la sua, “fuori dalle righe”. “Mise a rischio il patrimonio dei creditori”. Tutti innocenti gli altri: [TESTO]Franco Arrigucci, Mario Badiali, Federico Baiocchi Di Silvestri, Maurizio Bartolomei Corsi, Alberto Bonaiti, Luigi Bonollo, Ugo Borgheresi, Piero Burzi, Paolo Cerini, Giovan Battista Cirianni (deceduto), Giampaolo Crenca, Laura Del Tongo, Enrico Fazzini (deceduto), Augusto Federici, Paolo Luigi Fumi, Natalino Guerrini, Giovanni Inghirami, Saro Lo Presti, Gianfranco Neri, Andrea Orlandi, Carlo Platania, Carlo Polci, Lorenzo Rosi, Massimo Tezzon. Il processo d’appello a Firenze sarà celebrato forse entro l’anno. Ma non c’è nulla di scontato. Di sicuro il 28 aprile c’è l’appello per i condannati con rito abbreviato: Fornasari e Bronchi (5 anni), Berni e Soldi (2 anni e un anno). La sentenza del maxi processo con le assoluzioni, apre per loro uno scenario tutto nuovo.