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Arezzo, quattro morti nell'incidente: automobilista patteggia due anni e sei mesi. Distrazione dopo viaggio massacrante

Luca Serafini
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Due anni e mezzo di reclusione. E’ la pena patteggiata dall’uomo che nel giugno 2020 lungo l’A1, a Badia al Pino, sfinito dalla stanchezza per un viaggio massacrante, perse il controllo dell’auto e causò la morte di quattro persone. I suoi genitori e due dei suoi figli. La comitiva viaggiava sulla carreggiata sud e il veicolo, una Volkswagen Sharan, andò a finire contro un tir parcheggiato nella corsia di emergenza. Quel terribile incidente - ripreso dalle telecamere dell’Autosole - è uno dei più devastanti mai avvenuti nell’Aretino. La sentenza è dei mesi scorsi ma adesso è passata in giudicato ed Emil Ciurar, il rumeno trentenne che era al volante, riconosciuto colpevole di omicidio stradale plurimo, dovrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali per evitare il carcere. Fu arrestato subito dopo l’incidente e poi rilasciato. Uscì ferito dalle lamiere. Ora si trova nel suo Paese, in Romania, con la moglie e la figlioletta, entrambe superstiti in quell’apocalisse. Non appena scatterà l’ordine di esecuzione, l’uomo chiederà la misura alternativa al carcere attraverso il suo avvocato Christian Vannucchi che ha seguito passo passo la vicenda giudiziaria condotta dal procuratore Roberto Rossi che si recò di persona sulla scena della strage. Nello schianto contro il mezzo pesante, che recava sulla fiancata l’arcobaleno con la scritta “Andrà tutto bene” (riferito alla pandemia) persero la vita due dei figli di Ciurar, una bimba di 8 mesi e un bambino di 10 anni, e i suoi genitori. Salvi la moglie, l’altra bimba di 8 mesi, gemellina, e il fratello 14enne di Emil. Dagli accertamenti emerse che il conducente dell’auto non aveva bevuto né assunto sostanze. Ma era stanchissimo dopo un viaggio infinito dalla Transilvania: 1.600 chilometri quasi senza soste. La ricostruzione evidenziò come il veicolo in pieno giorno prese la traiettoria esterna, invase la corsia di emergenza, andava a 107 km/h, il tentativo di schivare il mezzo pesante fu vano, l’impatto violentissimo. Nella Sharan viaggiavano in otto anziché sette. Erano diretti a Napoli. La scena che si presentò davanti ai soccorritori, agli agenti della Polizia Stradale di Battifolle, ai vigili del fuoco, fu agghiacciante. Detriti ovunque. Corpi. Sangue. Il padre di famiglia rimase sconvolto dalla immane tragedia. Prima dell’incidente aveva fatto una sosta all’area di servizio Chianti, ma non gli era servita per ritrovare freschezza. All'uscita da una curva, il rettilineo, il mezzo che prende la direzione sbagliata. L’urto. L’uomo, interrogato, raccontò di aver tolto dai sedili i bambini morti, i suoi figli. Riversi sull'asfalto c’erano i genitori, di 52 e 48 anni. Una famiglia distrutta. Uno strazio. Ciurar ottenne il permesso di lasciare i domiciliari per accompagnare i propri cari in Transilvania, per il funerale. Poi ha seguito il corso del processo, tra Italia e Romania. Ora deve saldare l’inevitabile conto con la giustizia mentre il doloroso macigno che sente dentro è una condanna a vita.