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Arezzo, al processo Coingas i documenti postumi sulle consulenze d'oro e la app di Staderini

Luca Serafini
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Prima Coingas affidò le famose “consulenze d’oro” - quasi mezzo milione di soldi pubblici per incarichi, secondo la procura, “inutili” - e poi, quando i conti non tornavano ai revisori della Spa, si creò la documentazione ad hoc di comodo. E’ una delle convinzioni dei pm Roberto Rossi e Chiara Pistolesi nel processo che agita la politica aretina e che vede tra gli imputati il sindaco Ghinelli, il presidente (decaduto) di Estra Macrì e l’attuale amministratore di Coingas Scortecci.

 

 

 

E ieri in aula alla Vela il consulente informatico Marco Marcellini ha parlato della “pen drive” sequestrata a giugno 2019 in Coingas dove risultano, il 29 maggio di quell’anno, una raffica di “carte” digitali con le offerte fatte ai professionisti Pier Ettore Olivetti Rason (avvocato) e Marco Cocci (commercialista) per gli incarichi ricevuti nel 2018. Un giustificativo postumo, ritiene l’accusa. I “file” di testo recano tutti la stessa data, nel tardo pomeriggio, tra le 19 e le 20, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro.

 

 

 

Vennero creati tutti quel giorno per accontentare i revisori o la data rimasta registrata è quella dell’ultimo salvataggio? Per le difese degli imputati è buona la seconda. Ma i documenti precedenti in Coingas non ci sono. Dove stanno? L’attività di riordino dei conti di Coingas in quella primavera 2019 fu in ogni caso convulsa e concitata. Al posto dell’amministratore Sergio Staderini - che le consulenze le aveva affidate ed è stato condannato con rito abbreviato - il sindaco Ghinelli aveva nominato Franco Scortecci. Il quale aveva richiamato in servizio, dalla pensione, la contabile Mara Cacioli.

 

 

 

Il collegio dei revisori di Coingas si era messo di traverso contro le consulenze (145 mila euro per Cocci e oltre 300 mila per Olivetti Rason): incarichi oggetto del filone principale d’inchiesta, ritenuti malversazioni di denaro pubblico per attività professionali di cui Coingas aveva poco o punto bisogno, dicono i pm, assegnate senza gara pubblica e con costi esorbitanti. Tutto da dimostrare, ovviamente.

 

 

 

Oltre ai professionisti Cocci e Rason, accusati nel filone per aver favorito quelle consulenze sono il sindaco di Arezzo Ghinelli, l’assessore Merelli, Scortecci e Cacioli e l’avvocato del comune Pasquini. Ma perché Coingas avrebbe dovuto veicolare consulenze d’oro proprio a quei professionisti? Il teorema della procura è che Olivetti Rason era in buoni uffici col centrodestra aretino dell’epoca e Cocci era amico di Staderini. I professionisti controbattono: lavori svolti con competenza e rigore, soldi guadagnati e non regalati. Depositate ieri le trascrizioni delle intercettazioni su cui poggiano le ipotesi di reato (peculato, abuso d’ufficio, favoreggiamento, traffico di influenze).

 

 

 

Conversazioni, alcune non esaltanti, raccontano il sottobosco politico di quel periodo storico: primo mandato amministrativo di Alessandro Ghinelli. Spartizioni, baruffe, rivendicazioni, amicizie, contrasti. Il consulente informativo Marcellini ha riferito in aula delle 300 telefonate registrate e archiviate nel telefonino di Staderini, grazie ad una app che consentiva di organizzarle in cartelle. Mai vista una cosa del genere in tanti anni di esperienza. Un vaso di pandora, il cellulare e il pc di Staderini, con le conversazioni catturate di nascosto al sindaco e agli altri, da cui sono fioriti i filoni Multiservizi ed Estra. E cioè: presunto patto tra consigliere Bardelli e Amendola presidente della società dei cimiteri (coinvolto anche Roggi); nomina di Francesco Macrì da consigliere a membro di Estra (incarico inconferibile, secondo procura e Anac, ma sub iudice al Tar).

 

 

 

Nel vivo dell’affaire Coingas si entrerà il primo marzo, quando a parlare del nocciolo dell’inchiesta saranno il vice questore Claudia Famà e il commissario capo Luca Banchetti, investigatori della Digos che scoperchiarono la pentola.