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Arezzo, ragazza accusa: "Violentata nei locali della Asl". Il dipendente: "Non sono uno stupratore, lei consenziente"

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“Non sono uno stupratore. Non ho violentato quella ragazza. C’è stato un atto sessuale, sì, ma volontario. Lei era consenziente”. Il dipendente della Asl accusato di abusi su una giovane operatrice nello stesso posto di lavoro, ha raccontato la sua verità davanti ai giudici del tribunale che il prossimo 28 marzo dovranno emettere la sentenza. Quarantenne, incensurato, padre di famiglia, ammette di essersi appartato negli ambienti dell’azienda sanitaria con quella giovane che svolgeva un’attività lavorativa come servizio civile. Ma respinge con forza l’accusa di stupro. E nel processo ha portato elementi che contrastano con l’imputazione e con il racconto della ventenne. Nessun referto medico legale indica in modo univoco la violenza sessuale: non ci sono lesioni evidenti - ha affermato il consulente della difesa - eccetto un segno compatibile anche con altro, in primo luogo con un atto volontario. La difesa del quarantenne, con l’avvocato Luca Bufalini, contesta poi con decisione gli orari portando riscontri oggettivi e tabulati che farebbero cadere la ricostruzione secondo cui il presunto abuso sarebbe durato mezz’ora. Solo pochi minuti, per un rapporto sessuale non completo, dice il quarantenne, non ottenuto con la forza e la coercizione. Il bagno dove i due si trovavano appartati, poi, sostiene la difesa, è ubicato all’interno di un presidio della Asl molto frequentato e dove quella mattina c’erano altre persone. Nessuno sentì gridare, chiedere aiuto, lamentarsi. L’operatore sanitario ha ricostruito in aula tutte le fasi di quella mattinata - era la primavera del 2019 - e il contatto sessuale con la giovane. La denuncia di lei non scattò subito. Poi fu la questura a raccoglierla e ad avviare le indagini. Successivamente la versione della ventenne è stata cristallizzato in incidente probatorio. Il test del Dna ha riscontrato corrispondenza tra il patrimonio genetico dell’imputato e lo sperma trovato negli slip della giovane. L’uomo ammette di essersi lasciato andare, di essere caduto in tentazione, ma insieme a lei e non contro di lei. Per questo ritiene ingiusto pagare con la condanna. Ma se consenziente o no, dovrà stabilirlo il tribunale, con presidente Filippo Ruggiero. La ragazza è parte civile con l'avvocato Edi Cassioli, l’Azienda sanitaria è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Nerio Carugno. Caso in bilico. L’imputato ha scelto di non avvalersi del rito abbreviato e di contestare le accuse nel dibattimento con testimoni e consulenti. “Non sono uno stupratore”, dice il dipendente Asl.

L.S.