Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, foulard abusivi della Giostra del Saracino: sindaco ritira querela al commerciante

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Pace fatta tra comune di Arezzo e il commerciante che vendeva foulard “abusivi” della Giostra del Saracino. Gadget non autorizzati. Il sindaco Alessandro Ghinelli ha ritirato la querela scattata negli anni scorsi contro l’ambulante aretino che nel banco aveva esposto quella merce, per lo più fazzoletti, con i colori e i richiami alla tradizionale manifestazione che vede sfidarsi i quartieri cittadini. Fu la Polizia municipale durante un controllo all’attività commerciale, a contestare l’irregolarità e a stendere il verbale. Vennero sequestrati i campionari dei prodotti messi in vendita e ne nacque un procedimento penale. Proprio in questi giorni, nell’approssimarsi del processo, dopo il confronto tra i legali delle due parti - comune e commerciante - si è registrata la svolta. Preso atto delle scuse presentate dal venditore e dell’impegno dimostrato per sanare l’errore, il sindaco Ghinelli con i legali del municipio ha rimesso la querela. In questo modo decade il reato 517 ter del codice penale, quello che punisce chi si rende responsabile della “fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale”. E’ agganciata a questo articolo, infatti, la tutela della Giostra in relazione all’utilizzo di immagini e di riferimenti espliciti alla manifestazione di piazza Grande. I loghi dei quartieri sono registrati e quindi protetti. Tra l’altro, il commerciante colto in fallo, nel periodo successivo si è scrupolosamente attenuto alle disposizioni vigenti allineandosi alle norme e alle regole. Occorre infatti seguire un percorso autorizzativo preciso e non si possono realizzare a proprio piacimento riproduzioni e gadget della Giostra. Nella pluridecennale attività del banco, non era mai capitato che gli venisse contestata qualche violazione. Così, dal confronto tra i legali del comune e quelli dell’ambulante (gli avvocati Sabrina Candi, Vittorio Martinelli e Simona Bianchi) è emersa una situazione tale da rendere possibile l’intesa tra le parti senza arrivare allo scontro in tribunale con rischio di condanna. Tuttavia la questione deve essere messa nero su bianco e alla fine il giudice, recepita la remissione di querela, dovrà esprimersi sull’altro capo d’imputazione, la contraffazione di marchi. Reato che dovrebbe dissolversi senza conseguenze per il commerciante, anche perché nei fazzoletti per lo più non c’era una riproduzione dei simboli registrati ma o erano di fantasia o c’erano solo i colori.