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Arezzo, partita di calcio no vax all'oratorio. I genitori dei ragazzi: "I nostri figli liberi"

Francesca Muzzi
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“Siamo arrivati tardi, ma mio figlio può ancora giocare? Per favore”. Babbo e figlio arrivano dal Casentino. Sono le 11.45 di una prima domenica, perché a sentire gli organizzatori ce ne saranno delle altre, che segna la prima partita tra giocatori no green pass esclusi dalle rispettive società di calcio. Organizzata da Italexit e Campo Ribelle, alla fine si è disputata all’oratorio di Staggiano dopo che il campo dell’area Villaggio Dante era stato vietato per alcuni permessi non arrivati in tempo all’ufficio sport del Comune di Arezzo. “Certo che può giocare”, risponde uno degli organizzatori al babbo del ragazzo casentinese. I ragazzi sono divisi in due squadre: una rappresentativa delle giovanili di Arezzo e una di Santa Croce sull’Arno. I ragazzi indossano la maglietta con su scritto: “Io sono sano e voglio fare sport”. Intorno alla rete del campo da calcio arriva anche padre Giovanni Martini della parrocchia di Staggiano: “Ho dato loro il campo perchè me lo hanno chiesto. Sono ragazzi che giocano a calcio”, dice spiegando la scelta. Alla rete ci sono le mamme. Si commuovono e così anche qualche bambino, quando entra in campo. Anche il babbo che arriva dal Casentino è contento di vedere suo figlio finalmente giocare: “Era nel Casentino Academy, ma dal 15 di gennaio non ha più potuto giocare. Una sofferenza per lui e per noi. Può fare tutto con i suoi compagni, ma lo sport gli è proibito. Ogni mattina mi chiede di fargli un tampone - perché è assurdo - ma vuole prendere il Covid, così si ammala e può tornare in campo. L’ho visto correre quasi nudo sotto la pioggia o la neve. ‘Almeno babbo mi danno il green pass’”. Ma di vaccino non si parla: “Possiamo scegliere? E allora scegliamo di aspettare ancora”, rispondono in coro le famiglie. “Siamo di Sansepolcro e mio figlio era nella Virtus Sangiustino. Quando non è più potuto andare ad allenarsi, ho provato in tutti i modi, ma i dirigenti della società mi hanno risposto che loro eseguono quello che il Governo dice. Come l’ha presa mio figlio? Adesso questa situazione comincia un po’ a stringergli, però è contento e soprattutto convinto della sua scelta”. “Mio figlio giocava nel Montevarchi e anche la società si è attenuta a quelle che sono le regole e quindi è fuori. Come ha reagito? Consapevole della scelta, anche se la sua consapevolezza è quella di bambini di 12 anni che seguono le idee dei genitori comprendendole,e rendendosi conto che dall’oggi al domani gli è stato tolto un loro diritto. Tutto questo ha avuto un po’ di ripercussioni sulle loro attività quotidiane, sullo svolgimento delle loro passioni e si sono dovuti adattare”. “La cosa incredibile però è che se lo sport viene negato, non lo è per esempio una partita di pallone al parco”. Intanto in campo è iniziata la partita. Vera. C’è il coordinatore regionali di Italexit, Loredano Ghirardini e quello provinciale, Daniele Mencarelli. “E’ iniziata da Arezzo questa marcia verso lo sport per tutti e soprattutto libero. Non è escluso che tra qualche tempo non ci possa essere anche un campionato di calcio di ‘giocatori ribelli’”, sottolineano. Perché in questa situazione ci sono due risvolti. Uno è che alcuni di questi ragazzi non vorrebbero tornare nelle società di calcio dalle quali “si sono sentiti esclusi. Perché - sottolineano alcuni genitori - sono stati messi alla porta quasi timbrati e ciò ha scatenato anche qualche battuta dei compagni che gli hanno gridato ‘te non lo puoi fare, perchè sei un no vax’”. L’altra faccia della medaglia invece è quella più positiva, data dagli allenatori che nonostante tutto: “Sono rimasti vicini ai nostri ragazzi. Ci sono tecnici che chiamano i nostri figli, gli mandano messaggi dicendo che presto torneranno a giocare e di tenere duro”. “Però non è possibile - replica un babbo - che i nostri figli siano pericolosi solo quando fanno sport. I ragazzi tagliati fuori dallo sport da Natale ad oggi sono circa 200 mila. E si parla di inclusione?”. E ancora la domanda viene da sé, perchè non vaccinarli? “Non abbiamo fiducia in questo vaccino. Ma quando sono nati li abbiamo vaccinati. Il vaccino contro il Covid è una scelta? Allora noi scegliamo”.