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Arezzo, il fratello di Emanuele Petri: "Parco in suo nome, modo migliore per ricordarlo"

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“Un parco con il nome di Emanuele, iniziativa splendida. Così la memoria del sacrificio di mio fratello sarà in mezzo a giovani e famiglie”. Leopoldo Petri, fratello del poliziotto ucciso 19 anni fa dalle Br nel conflitto sul treno, è entusiasta dell’intitolazione dell’area verde di via Sandrelli a Camucia. Oggi alle 11.45 la cerimonia organizzata dall’amministrazione comunale di Cortona nel giorno in cui si ricorda la morte del sovrintendente capo della Polizia di Stato, medaglia d’oro al valore civile. Leopoldo non potrà esserci, bloccato dal Covid, ed è la prima volta che manca alle commemorazioni del 2 marzo. Ci saranno la moglie di Emanuele, Alma, il figlio Angelo e le autorità. "Emanuele Petri - dichiara il sindaco di Cortona, Luciano Meoni - è un uomo dello Stato che ha sacrificato la vita per la legalità e la democrazia, abbiamo deciso di rendergli omaggio con questa intitolazione". Annunciata la presenza del sottosegretario di Stato all’Interno, Nicola Molteni e del capo della Polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, il prefetto Lamberto Giannini. Prevista l’esibizione della Fanfara della Polizia di Stato alla presenza degli alunni della scuola elementare "Morra"di Cortona. L’amministrazione comunale ha anche voluto la collocazione di una scultura dedicata ad Emanuele Petri. L’opera di Andrea Roggi sarà svelata a conclusione della iniziativa e c’è grande attesa per un momento che si preannuncia emozionante. “Mio fratello è morto per la democrazia e la libertà in questo Paese”, dice Leopoldo, di un anno più giovane di Lele, che oggi avrebbe 67 anni. Erano legatissimi fra loro. “Fosse ancora vivo, me lo immagino, pensionato, preso dalle sue grandi passioni che erano le armi, quindi al poligono, e i motori, che fossero a due ruote o quattro. Ecco, senz’altro se Emanuele fosse tra noi, magari darebbe una mano in qualche officina o forse proprio a mio figlio che ha un centro revisioni”. Quella mattina del 2 marzo 2003 Petri con i colleghi Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo era su un treno e controllava i documenti a due passeggeri: erano Mario Galesi e Nadia Lioce, delle nuove Brigate Rosse. Vististi scoperti, reagirono. Galesi sparò a Petri e lo uccise, rimanendo a sua volta colpito a morte da Fortunato. Il conflitto consentì di stroncare le trame terroristiche che stavano insanguinando l’Italia, obiettivo dopo obiettivo. Fu una svolta per il Paese, liberato dai tentacoli brigatisti. Oggi cerimonia anche alla stazione di Castiglion Fiorentino, dove il convoglio 2304 Roma Firenze, si fermò: alle 11.30 la deposizione di una corona di alloro. “Un eroe moderno, un eroe della pace sempre più attuale: una divisa, un uomo che difende la patria, le leggi e tutela la cittadinanza”, si legge nella nota diffusa dal sindaco Mario Agnelli.

Luca Serafini - Lilly Magi