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Bancarotta gruppo Ciet, pm chiede condanna a 5 anni per Piero Mancini ex presidente dell'Arezzo calcio

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Fallimento del gruppo Ciet, il pm Marco Dioni ha chiesto la condanna a cinque anni di reclusione per l'imprenditore Piero Mancini. L'accusa è bancarotta. Una dissipazione che secondo la procura sarebbe avvenuta con movimenti infra gruppo per decine di milioni nell'arco di dieci anni. Circa 13 milioni andarono verso l'Arezzo calcio, di cui Mancini era presidente, attraverso una società intestata alla figlia. I

l processo celebrato ad Arezzo davanti al tribunale con presidente Filippo Ruggiero vedrà nella prossima udienza, il 4 aprile, le arringhe della parte civile e delle difese. Il pm Dioni ha ricostruito la vicenda, emersa dalle indagini della Guardia di Finanza, ravvisando nelle condotte dell'imprenditore il depauperamento del patrimonio aziendale a discapito dei creditori.

All'uscita dal tribunale, Piero Mancini, con la immancabile rosa rossa appuntata alla giacca, ha ribadito ai giornalisti le sue ragioni. Ha ribadito di non aver sottratto e accantonato nulla, di aver agito solo e soltanto nell'interesse delle aziende e degli operai, di essersi scontrato con una realtà difficile per commesse andate male e per la recessione.

Quanto al flusso verso l'Arezzo, la rovina fu la retrocessione del 2006 2007 (per la penalizzazione beffa legata a fatti di Calciopoli poi evaoprati) che fece ridurre le entrate per il club, fino ad allora in attivo nel bilancio, con l'obiettivo di riconquistare la serie B nella stagione successiva. Ma i piani non si realizzarono e il tracollo del gruppo imprenditoriale fece decadere ogni prospettiva. Chiesta l'assoluzione per la figlia Jessica e per il nipote collaboratore Cappietti. "Non ho mai preso neanche una carriola" ha ripetuto Mancini dopo l'udienza sul crac del gruppo.