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Vaccino ad Andrea Scanzi, così archiviazione su giornalista e medici. "Incubo finito, caso sul nulla, ora azioni legali"

Luca Serafini
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Andrea Scanzi “non consumò alcuna fattispecie delittuosa” anche se quel vaccino non gli spettava. Né lui né i due medici ai quali si rivolse per ricevere una dose di quelle che la gente rifiutava, possono essere accusati di un reato. Con l’archiviazione decretata dal giudice Giulia Soldini, cala la parola fine sul caso dell’iniezione anti Covid al giornalista, il 19 marzo 2021.

E’ vero, è emerso dall’inchiesta, che Scanzi “non rientrava in nessuna delle categorie aventi diritto in base alle linee guida”, tuttavia nella sua condotta non si ravvisano gli estremi della truffa e neanche della appropriazione indebita (o peculato per i medici). Escluse definitivamente pure ipotesi di abuso d’ufficio o omissione di atti di ufficio che aleggiavano soprattutto sul direttore del distretto sanitario di Arezzo, dottor Giglio. Al quale si può contestare, semmai, il prodigarsi per il vip, ma nulla di più.

E per giunta ci si mise di mezzo un caso di omonimia sul nome della madre di Scanzi, a mandarlo fuori strada. Di fatto, è emerso, Andrea Scanzi non era un caregiver rispetto ai propri genitori e nonostante questo fu inserito nella corsia preferenziale come riservista. Ma babbo e mamma, rileva il giudice, erano effettivamente registrati come persone fragili. E Scanzi, è accertato, non si spacciò mai come caregiver. E neanche disse di essere convivente con loro. Mai dette falsità per saltare la fila. La vicenda nasce dal desiderio legittimo del giornalista di sottoporsi a vaccinazione, esternato al suo medico curante, il dottor Romizi, fin dal 26 febbraio 2021. Per i continui viaggi di lavoro, per i genitori non al top della salute, aveva chiesto come fare per vaccinarsi contro il Covid. Il suo dottore, che tra l’altro non ha tra i pazienti i genitori di Scanzi, lo mise in contatto con Giglio. Scanzi si propose ma, evidenzia il giudice “senza pressioni indebite”.

Quando poi il direttore del distretto gli comunicò l’opportunità, dicendogli di andare alla hub, di chiedere del tal infermiere, andò. Postò anche la foto, con l’intenzione di essere di sprone a fare altrettanto. Scoppiò il caso. La dose inoculata era una di quelle rimaste a fine giornata perché allora “c’era confusione” (Astrazeneca sospesa) e diffidenza, ha sottolineato il pm Marco Dioni nella richiesta di archiviazione accolta dal gip.

Lo stesso generale Figliuolo, commissario straordinario, in tv da Fabio Fazio aveva detto di evitare sprechi e vaccinare più persone possibili. No, non c’è stato dolo nelle condotte di Scanzi e dei medici, fissa l’ordinanza. E nessun artifizio o raggiro è stato commesso per ottenere ingiusto profitto. I dottori si adoperarono e incorsero in errore ma in buona fede. Nessun reato per il gip. Caso chiuso. Anche se “Scanzi salta-fila” resta il refrain, a rischio querela, dei suoi haters.

CODACONS, MEDICI, WHATSAPP

L’associazione Codacons si era opposta all’archiviazione del caso Scanzi e, appresa la decisione del giudice delle indagini preliminari di Arezzo, non ha mancato di esprimere un certo disappunto: “Saltò la fila ma non è reato. Speriamo che la dose di vaccino somministrata ad Andrea Scanzi non sia stata sottratta a soggetti che ne avevano effettivamente diritto, arrecando danni alla salute - per esempio - ad un anziano o ad un malato”. 

Il fatto che Scanzi venne vaccinato come caregiver di soggetti vulnerabili, pur non rientrando nella categoria, è un dato oggettivo sottolineato prima dal pubblico ministero Marco Dioni al termine delle indagini svolte dai carabinieri e poi dal Gip Giulia Soldini. “Fatti che, tuttavia, per il giudice non costituiscono reato” aggiunge Codacons che poi esprime questa valutazione: “Stendiamo un velo pietoso sul comportamento del medico curante del giornalista e della Asl Toscana sud-est che hanno creato una corsia preferenziale per un paziente vip”.

In realtà, nelle quattro dense pagine dell’ordinanza di archiviazione scritte dal giudice Soldini, rispetto a Scanzi, nei suoi contatti con i sanitari, egli specifica di voler “vaccinarsi se possibile senza rubare il posto a nessuno e per non buttare via dosi residue”. Non si è qualificato come caregiver.

E neanche il medico curante lo ha fatto, mentre il medico Asl è incorso in un errore acquisendo la certificazione di una donna omonima della madre di Scanzi. E comunque, rileva il giudice, ha agito in una fase fluida di confusione generale della quale tenere presente, con la campagna vaccinale in stallo.

Tra i passaggi dell’ordinanza, viene riportato l’eloquente scambio di messaggi whatsapp (messi a disposizione dalle persone coinvolte nel caso, aperto con modello 45, senza indagati) dove Scanzi pochi giorni prima della chiamata per la somministrazione, scrive al dottor Giglio: “Buongiorno dottore, come va? Ho viso che anche il generale Figliuolo ha sollevato il problema delle dosi buttate, ribadendo che a quel punto si fanno a chi passa. Speriamo che una dose prima o poi si liberi. Buon lavoro”. La risposta del medico: “Carissimo la tengo presente e spero di chiamarla in settimana”. Scanzi: “Grazie. Attendo sue nel sacro rispetto della legge e delle priorità. So bene di non essere una priorità. Un caro saluto. Andrea.”

"INCUBO FINITO, ORA AZIONI LEGALI"

“Neanche al mio peggior nemico auguro l’incubo che ho vissuto io tra marzo e maggio 2021”. Scrive così sul suo profilo Facebook, Andrea Scanzi, 47 anni, uno degli aretini più popolari, “giornalista, saggista, conduttore televisivo, opinionista, scrittore, autore e interprete teatrale” come sintetizza la sua poliedrica attività Wikipedia che ieri ha immediatamente aggiornato la pagina a lui dedicata con la notizia dell’archiviazione del caso vaccino anti Covid.

“Una tempesta di merda sul nulla”, prosegue Scanzi. “Mi pareva di essere di colpo dentro un incubo kafkiano. La cloaca dei social, i politici peggiori, i giornalisti più infami, gli amici finti... Un inferno a cielo aperto, sul nulla, i cui effetti possono conoscerli solo la mia compagna, i miei genitori, i miei amici più stretti e il sottoscritto”.
Scanzi conclude: “Ho sedici lauree ad honorem in vendetta. Da oggi verrà il tempo delle vie legali. Sarà meraviglioso (per me). I nomi li ho tutti ben chiari. Grazie a tutti quelli che ci sono sempre stati. Quanto agli altri: non vorrei essere al loro posto.”

Andrea Scanzi in questo periodo sta portando avanti i suoi spettacoli. Sabato sarà a Barberino Tavarnelle al teatro Filarmonica Giuseppe Verdi, con lo show dedicato a Gaber. Tra marzo, aprile e maggio, spettacoli su Gaber e Battiato ad Assisi, Montelupone, Modigliana, Pesaro, Locarno, e a Sorrento insieme a Marino Bartoletti per raccontare Lucio Dalla.

Il giornalista del Fatto ha rilasciato anche una dichiarazione ad Arezzonotizie.it: “Questa sentenza - ha dichiarato - chiude definitivamente una vicenda che in un paese normale non si sarebbe mai dovuta nemmeno aprire. Non sono mai stato indagato, mai accusato, mai sono stato sotto indagine, nessuno ha mai ipotizzato lontanamente un mio reato”. Scanzi ha aggiunto: “Questa sentenza di archiviazione, dopo la patetica opposizione del Codacons, è la pietra tombale su tutte le carogne che hanno gettato merda su di me, per almeno due mesi, immagino per antipatia personale nei miei confronti. Giornali, giornalisti, finti amici. Colpendo me, i miei genitori, la mia compagna. Adesso tutti quelli che mi hanno attaccato mi dovrebbero chiedere scusa. Non capiterà”. 

Andrea Scanzi ha concluso la sua dichiarazione ad Arezzonotizie: “Ho compreso di chi fidarmi e di chi no, anche ad Arezzo. D'ora in poi mi divertirò a fare una lista infinita di querele nei loro confronti di chi mi ha rovinato la vita. Questa sentenza è chiara nell'esprimere la mia totale estraneità ai fatti e la mia onestà”.