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Arezzo, da Città di Castello proposta di creare diocesi autonoma con Sansepolcro

Felice Fedeli
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Diocesi, spunta l’ipotesi Sansepolcro per il dopo Cancian. Meglio, molto meglio dell’accorpamento con Gubbio. Lo dice senza tanti giri di parole la Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Città di Castello, che porta in calce le firme di Azione Cattolica, gruppo adulti San Florido, cammino Neocatecumenale, Centro italiano femminile, Centro volontari sofferenza, Movimento dei Focolari, Nel segno di Cana (associazione di spiritualità familiare), Ordine Francescano secolare-Fraternità di Città di Castello, progetto Zuky (associazione con finalità missionarie). Comunità Magnificat ( Rinnovamento nello Spirito), Cellule diocesane di evangelizzazione, Movimento per la Vita, istituto S. Famiglia ed Equipe Notre Dame.

Il tutto prende spunto dall’ormai imminente formalizzazione della rinuncia al ministero episcopale del vescovo Domenico Cancian, che il 6 aprile compie 75 anni. E, come sempre accade in questi casi, tornano ad accendersi i riflettori sui nuovi assetti della Chiesa umbra e, in questo caso, tifernate. Vanno dritte al punto le aggregazioni laicali della diocesi di Città di Castello, che “ritengono doveroso esprimere la loro adesione all’ipotesi di costituire una nuova diocesi per tutta l’Alta valle del Tevere, i cui centri più rilevanti sono Città di Castello e Sansepolcro”.

Questo in un momento in cui le Chiese locali “stanno ripercorrendo il cammino sinodale per ripensare e rilanciare il proprio ruolo pastorale. Tutto il popolo di Dio, laici e chierici, vuole camminare insieme per una nuova stagione di evangelizzazione. In questa ottica si pone anche la questione organizzativa e strutturale, che va riproposta”. E migliore risposta sarebbe appunto la nascita di questa nuova diocesi, preferita a quella sul tappeto che vuole l’accorpamento di Città di Castello a Gubbio, con monsignor Luciano Paolucci Bedini unico vescovo.

Secondo la Consulta delle associazioni laicali l’ipotesi Sansepolcro “è da considerare con particolare attenzione dal momento che nel territorio sussistono le caratteristiche geografiche, demografiche, culturali e sociali favorevoli a un’azione pastorale omogenea, soprattutto negli ambiti del lavoro, della famiglia, dei giovani, della formazione. La vita pastorale è più praticabile, e più efficace, quando ci siano continuità territoriale, affinità culturale, frequentazioni familiari, comuni opportunità di lavoro e di studio, delle stesse vie di comunicazione e simile passato storico (che in questo caso trova la sua espressione più evidente nei periodi umanistico e rinascimentale)”

Da qui l’appello accorato a chi spetta “l’onere e la responsabilità della scelta, affinchè tengano conto delle peculiarità del territorio altotiberino nella sua interezza e non prendano decisioni basandosi solo sulla geografia amministrativa e su dati quantitativi che non esprimono pienamente le caratteristiche di questa area e della popolazione che la abita”.