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Arezzo, libro autobiografico della maestra Manuela Violi: adozione, famiglia, amori, dolori e nuova vita

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E’ un libro coraggioso che scava dentro alla vita dell’autrice e finisce per frugare in quella di ogni lettore. Manuela Violi, insegnante, in “La primavera torna sempre con le viole” mette a nudo se stessa e squaderna la sua sorprendente esistenza di figlia adottiva, moglie, madre, amante, lavoratrice, credente devota e ribelle, in un percorso che appassiona, commuove, turba, interroga. Panni di casa anche sporchi, lavati in pubblico. Sofferenze e gioie. Centotrenta pagine avvincenti per i tipi di Europa edizioni, collana Autobiografie di cittadini. Adottata allo Spedale degli Innocenti di Firenze, Manuela racconta come i genitori la vollero. Gli occhi di una bimba spalancati sulla famiglia e sul mondo, accolta e amata ma iper protetta e quindi soffocata da un rapporto conflittuale con la madre ma che successivamente, quando la mamma sarà colpita dalla malattia, si scioglie in una riconciliazione autentica. Il babbo, vissuto fino a 102 anni è il faro di tutta una vita e proprio il suo profumo che aleggia ancora nella casa di famiglia suscita in Manuela l’ispirazione per il libro. Un flusso di ricordi, confessioni, progetti. La voglia di individuare, se possibile, la madre naturale. Ora dolce ora ruvido, il libro vola. La scuola vissuta tra sete di conoscenza e ansia da prestazione, la libertà compressa, la fuga dal nido di casa con un matrimonio che produce quattro fiori, le figlie, e un travaglio costante che alla fine si scioglie con la separazione. I torti sul lavoro. Il ruolo di madre perfetta mandato in frantumi. La valorizzazione, anche estetica, di se stessa, alla faccia del paese piccolo che mormora. Gli uomini conosciuti in chat e in balera. La sete di un amore grande che rischia di portarla verso il baratro. L’approdo tra le braccia di una persona che è il porto giusto dopo la tempesta. E una certezza: la primavera torna sempre con le viole.

Lu.Se.