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Arezzo, farina e olio di semi razionati. Ristoratori: "Dura anche cucinare"

Francesca Muzzi
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Cesare Ghelli, titolare del ristorante La Vite a Bibbiena e rappresentante di categoria di Confesercenti è appena rientrato da fare la spesa. “Farina e olio di semi - dice - sono razionati. Dobbiamo prenderne quattro chili e solo quattro litri per persona”. E’ così nella grande distribuzione e anche al cash and carry (qui solo l’olio è razionato) in via Vico ad Arezzo. “Nei grandi supermercati questi due prodotti vengono dilazionati. La farina ne possiamo prendere quattro chili - dice ancora Ghelli - e l’olio di semi appena quattro litri. Più non ne danno”. E questo incide anche sui piatti che devono essere preparati. Ci sono ristoranti che friggono meno e ristoranti che lo fanno di più: “Per il momento abbiamo scorte a sufficienza per continuare a friggere - dice Ghelli - ma non so quanto possiamo durare. Noi ristoratori non si lavora solo pensando al giorno dopo, ma anche e soprattutto alle settimane successive e se la farina e l’olio non arrivano, dobbiamo anche rivedere i nostri menù”. Ma perché queste due materie prime vengono così dilazionate? “I camion non viaggiano o viaggiano meno per colpa del caro carburante. Lunedì per fortuna è stato revocato lo sciopero degli autotrasportatori. Siamo in una situazione abbastanza difficile. Confermata anche sui nostri canali horeca”. E come se non bastasse, il caro carburante ha influito anche su altri prodotti. “Per esempio la carne. Si trova in quantità minore rispetto a quanto succedeva alcuni mesi fa. Per esempio il filetto. Ce n’è sempre meno ed è sempre più caro. Alla fine dovremmo pensare di toglierlo dal menù”. Un aumento delle materie prime che si attesta intorno al 10 per cento. 
“Diciamo che per oggi - sottolinea ancora Ghelli - il frigorifero siamo riusciti a riempirlo, ma, come ripeto dobbiamo capire che cosa succederà nei prossimi giorni”. 
Secondo i dati Istat sul commercio estero, nel 2021 l'Italia ha acquistato olio di girasole dall'Ucraina per un valore di circa 260 milioni di euro, che si sommano agli oltre 140 milioni per il mais destinato all'alimentazione degli animali. E dunque che cosa fare? “Prima di tutto fare scorta. Anche se a lungo andare diventerà difficile nei supermercati”, dice ancora Ghelli. 
Altrimenti rivolgersi ai vari mulini delle zone dove ancora la farina si trova. La paura di restare senza colpisce non solo i ristoratori, ma anche i semplici cittadini che hanno cominciato a svuotare gli scaffali dai supermercati. Ma anche per le famiglie i prodotti sono dilazionati. Insomma due anni fa la gente faceva incetta di disinfettanti e amuchina, adesso sono i beni di prima necessità. “Una situazione - conclude Ghelli - che sembra non avere mai fine”.