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Arezzo, Coingas: sindaco Ghinelli e intercettazione sugli "asini che volano". I difensori: spiegherà. Rebus Estra - Macrì

Luca Serafini
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Gira e rigira sono sempre gli “asini che volano” ad aleggiare minacciosi intorno al sindaco Ghinelli, anche ieri in aula tra gli undici imputati nel processo Coingas/Estra/Multiservizi. Sì, l’ormai proverbiale frase pronunciata dal primo cittadino e captata dalla Digos, è stata scandita nell’aula della Vela dal commissario di polizia Luca Banchetti nel corso di un’udienza fiume, autentico stillicidio di intercettazioni dall’inizio (ore 10) alla fine (ore 15), con mini pausa snack.

 

 

Lui, il sindaco Alessandro Ghinelli, quando sarà il suo momento - interrogatorio o dichiarazioni spontanee - chiarirà cosa voleva dire, anticipano i suoi legali. Ieri, paziente, è rimasto ad ascoltare tutto, seduto tra i suoi avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini. Quella frase degli asini, nell’impostazione della procura sottende la presunta pianificazione ordita a palazzo comunale per rendere plausibili le “consulenze d’oro” versate da Coingas ai professionisti Pier Ettore Olivetti Rason e Marco Cocci: flussi per circa mezzo milione, ritenuti dai pm peculato. “Gli asini che volano devono essere visti come tali da tutti non solo da chi scrive”, dice il 4 giugno 2019 Ghinelli, al telefono con l’assessore Merelli, intercettato e pure lui ora imputato per favoreggiamento, presente in aula.

 

 

 

Erano giorni di forte concitazione intorno a Coingas, la partecipata dei comuni (Arezzo la pilota col 45%) e il Comune agiva su più fronti, spiega Banchetti - preciso come un orologio svizzero - stimolato dalle domande del procuratore Roberto Rossi con a fianco il sostituto Chiara Pistolesi. C’era il pressing sul collegio dei revisori dei conti guidato da Minetti, che non avallava il bilancio gonfio di consulenze. “Se questa persona non intende fare questa cosa... e dal momento che ce l'abbiamo messo noi.. (...) ci si mette un altro... ma non è accettabile che uno messo lì da noi non ci stia a sentire”, sempre Ghinelli intercettato. C’era la relazione di congruità degli incarichi affidata dal Comune all’avvocato Stefano Pasquini, anche lui tra gli imputati perché secondo i pm fu realizzata, appunto, per dare verosimiglianza a cifre sballate per consulenze non necessarie assegnate a senso unico. Asini che volano da rendere comprensibili, quindi.

 

 


Ma nel maxi processo l’accusa deve essere ancora dimostrata e davanti ai giudici del tribunale, con presidente Ada Grignani, rivendicano la loro innocenza, oltre a Ghinelli, Merelli, Pasquini, gli altri presenti: Olivetti Rason, Cocci, Scortecci amministratore attuale di Coingas, Mara Cacioli, chiamata a “riconciliare la contabilità” della spa dopo la gestione Staderini, per sanare il bilancio sprovvisto di relative fatture. E poi c’è Roberto Bardelli, il Breda, per il filone Multiservizi che stavolta non viene trattato (coinvolti Luca Amendola e Lorenzo Roggi).

 

 

 

Assente alla Vela anche Francesco Macrì. Era stato lui, riferisce il teste Banchetti parlando di “ingerenze” del presidente di Estra in Coingas, a richiamare dalla pensione Cacioli, della quale vengono ricordate frasi celebri intercettate, da “Coingas non fa una sega” all’“aria fritta” con cui definisce certi lavori del legale fiorentino (incarichi “senza preventivo, tetto di Anac superato”) il quale, a sua volta, ebbe a dire: “Perché è un donna, sennò l’avrei presa a calci nel c…” 

 

 

C’era un frenetico giro di telefonate e mail, in quei mesi del 2019: “Mi hanno dato questa patata bollente e cercherò di sistemarla” (avvocato Pasquini, che darà parere favorevole); c’era da sistemare a posteriori il verbale d’assemblea del 12 dicembre 2018 con gli incarichi a Cocci, c’era Staderini nervoso per il timore di azioni di responsabilità contro di lui: “Butto giù la giunta, farò un casino che manco te lo sogni... Viene giù la terza guerra mondiale” si sfoga con Cacioli che cerca di tranquillizzarlo: “Si sta lavorando per uscire, per trovare la formula giusta, certe cose non si potevano fare siamo un’azienda pubblica”. “Mi è toccato rifare tutta la contabilità del 2018, ho cercato di coprire tutti... si entrava in un polverone che non se ne cavava le gambe…”

 

 

 

Venivano chiesti con insistenza documenti a Olivetti Rason per restaurare un bilancio 2018 che fosse passabile. La società di revisione Ernst & Young dette parere positivo, alla fine, mentre i revisori si tirarono fuori (parleranno martedì prossimo). Era un manicomio. Anche l’assessore Merelli era esausto: “Non ne posso più”. Arrivò perfino una notula in più da Firenze, 50 mila euro circa, con rimborsi spese e “ristoranti di livello”, scandisce il poliziotto Banchetti. Scortecci, nelle intercettazioni, sbottò: “Mi sono rotto il c... di essere preso per il c... da quella specie di avvocato fiorentino”. E ancora: “15 mila euro per fare una lettera… gli si è regalato un sacco di soldi… molto fumo…” Frasi pesanti, ma tali da configurare reati? O finirà con il semplice biasimo su un certo modo di fare politica, con una frase spuntata dal bailamme di voci tra contabili al capezzale del bilancio Coingas: “Han lavorato di merda un po’ tutti”.

 

 

REBUS ESTRA MACRI'

Il caso Estra è un rebus. Il quesito: Francesco Macrì poteva andare o no a fare il presidente? Chi lo nominò nel 2016 fece un abuso insieme a lui, rispetto al decreto legge 39 del 2013? Se ne occupa la giustizia penale in questo processo e la giustizia amministrativa, il Tar del Lazio, il 14 giugno. Esiti indecifrabili ad oggi. Indagine nata dagli audio registrati di nascosto da Staderini nelle riunioni politiche e trovati dalla Digos nel suo pc.

Il 27 luglio 2016 il sindaco Ghinelli riunisce il suo partito per partecipare la scelta già avallata l’8 giugno dai vertici regionali del centrodestra: Macrì, da “ingombrante” capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, a presidente di Estra. E’ la pillola da far digerire a quelli di Ora Ghinelli, con Macrì che dopo le elezioni del 2015 fa le bizze in maggioranza: FdI rivendica ruoli ma a portarselo in squadra Ghinelli non ci pensa proprio. Così lo propone per la società di gas e luce, appannaggio di Arezzo, tramite Coingas. Staderini sintetizza al partito: “Ci rompe più i coglioni in giunta o in Estra?”

Risposta scontata anche se qualcuno in assemblea, tra cui Marcello Comanducci, è contrariato. Al netto delle qualità riconosciute a Macrì, si obietta sull’“accrocco politico” in base al quale “a rompere il c... si prendono 100 mila euro l’anno”, per “cavarselo dai c...” viene messo in un posto con “cifre che nella vita non le vede nessuno”. Ma c’è il problema della regolarità del passaggio da consigliere a membro del cda di u[TESTO]na società pubblica. Servono pareri legali. Macrì fin dal 30 maggio aveva contattato Simona Rostagno, avvocato luminare di Torino.

 Per Comune e Coingas esprime ben due pareri e ritiene che sì, Macrì può diventare presidente, anche assorbendo deleghe che Estra riconosce fin dal 2014 al presidente (era Roberto Banchetti). Bene, qui le interpretazioni si dividono: per la procura non si poteva, fu abuso per Anac invece si poteva tant’è che nella delibera che ha dichiarato decaduto Macrì a novembre, si fa riferimento solo alla rielezione del 2017 con le nuove deleghe. Che caos. Con l’avvocato Luca Fanfani, per Ghinelli, che osserva: “Se Rostagno non è stata indagata per il parere, dato quindi in buona fede, perché sindaco e gli altri sono a processo?”