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Arezzo, apicoltore derubato: "Portata via la covata"

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La moria di api nel 2021, quest’anno la siccità e adesso anche il furto della covata. Roberto Marchesini è il titolare dell’azienda Miele San Marco a Quarata. Mercoledì sera quando è andato nei suoi alveari ha trovato la brutta sorpresa. Telai a terra e la covata dell’ape regina rubata. “Forse mangiata – dice Roberto – perché in alcune nazioni è un piatto prelibato”. Roba da non credere, da fare scrivere su facebook: “vendo l’azienda”. Non lo farà mai, “è stato uno sfogo”, dice Roberto che quell’azienda l’ha aperta nel 2016. Il miele, le api, un mondo misterioso e affascinante che però non è rimasto immune dal Covid e adesso da un meteo che più asciutto non si può. “I nostri alveari sono sottoposti a molteplici fattori – dice Roberto – Il 2021 per esempio è stata un’annata catastrofica. La gelata di aprile ha provocato la bruciatura di tanti fiori, che non si sono mai sviluppati e sbocciati. Purtroppo noi apicoltori non siamo tutelati al pari degli agricoltori che hanno incentivi e assicurazioni per le mancate produzioni”. “Un anno fa - prosegue - la morte delle api è stata pari dal 20, 30 per cento. In alcune aziende anche di più. Quando in un’annata normale muoiono circa il 5 per cento delle api. E quest’anno? Non sappiamo che cosa succederà, ma per noi apicoltori si presenta un’altra annata difficile”. E mentre parla ha sotto gli occhi la dimostrazione di quanto questa siccità sia pronunciata e possa rivelarsi dannosa per l’annata apistica 2022. Le api per produrre miele raccolgono nettare dai fiori, ma se manca l’ acqua o è quasi assente è dura per il loro sostentamento. “Sto percorrendo la E45 e praticamente potrei attraversare Montedoglio a piedi. La mia azienda è a due passi da Ponte Buriano e l’Arno è al pari del Vingone. Aspettiamo la pioggia”. Ma arrivano i furti, come quello di mercoledì scorso. “Quando sono arrivato in apiario ho trovato i cassettini aperti, le api dentro ma hanno rubato la covata che è praticamente l’uovo deposto dall’ape regina che grazie al nutrimento di pappa reale, miele e polline si trasforma in larva che a sua volta darà vita all’ape formata. Le larve, mi dicono, in alcuni paesi sono un piatto particolarmente apprezzato”. Ma Roberto Marchesini va avanti, come ha sempre fatto, guardando il cielo e dando un’occhiata alle prossime previsioni. Praticamente quello che accade è che le api non riescono ad adattarsi al cambiamento climatico troppo veloce e repentino “e oltre alla mancanza d’acqua – dice ancora Marchesini – c’è anche il vento che asciuga tutto”. Il rischio anche quest’anno è di avere poco miele come praticamente è successo in questi ultimi tre anni. “Anche se ancora è presto per capire l’andamento stagionale”, conclude Roberto.